Medicina omeopatica, deprescribing e l’armonizzazione terapeutica della medicina integrata.

scritta homeopathy su bandiera rossa
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deprescrizione o deprescribing

un processo, centrato sul paziente, di sospensione dei farmaci destinato ad ottenere migliori risultati di salute attraverso l’interruzione di uno o più farmaci che sono potenzialmente dannosi o non più necessari.

Non so se sia stata la presa di coscienza che la terapia medica farmacologica è la terza causa di morte negli USA ma uno dei temi che stanno facendo discutere il mondo della medicina, dopo la terapia personalizzata, è la deprescrizione delle politerapie.

“È un dato acquisito che vi sia un aumento costante della prescrizione di farmaci e che all’interno di questo la politerapia, soprattutto nella popolazione anziana, sia sempre più diffusa. È anche noto che questo crea un insieme di eventi avversi di varia natura.” sostiene il Dott. Guido Giustetto Presidente OMCeO Torino

“Il percorso che porterà alla presa di coscienza della necessità di adottare un approccio diverso ai pazienti affetti da patologie croniche è ormai iniziato. Per molti di loro è necessario pensare alla deprescrizione come a un momento indispensabile per garantire la salute e il benessere secondo un approccio evidence-based. Ogni clinico deve considerare che quando si prescrivono a un paziente più di cinque farmaci in terapia cronica gli effetti di tale terapia possono essere imprevedibili: bisognerebbe tutte le volte affrontare tali situazioni con lo spirito di un esperimento scientifico in cui non si può dare per scontato a priori l’esito dei risultati.” sostengono due medici di famiglia il Dott. Andrea Pizzini e Pier Riccardo Rossi richiamando la necessità di rifarsi alla complessità del paziente.

Continua Giustetto “La medicina positivista tuttora prevalente è basata sulla centralità dell’organo, sulla specializzazione, su protocolli, linee guida e algoritmi: per ciascun organo si può prevedere una medicina. La persona nel suo insieme, con le sue altre problematiche, rischia di non essere al centro dell’atto medico, se non come “contenitore” di principi attivi.

Non c’è nessuno studio che descriva quali interazioni vi siano in quella specifica persona che utilizza contemporaneamente quei farmaci a quelle dosi, a quelle ore, che mangia quei cibi, che ha quel metabolismo renale ed epatico… Le linee guida non contemplano la comorbilità, si riferiscono a popolazioni selezionate quasi mai corrispondenti al paziente che abbiamo davanti, non prevedono le interazioni tra farmaci.”

Giustetto termina il suo articolo concludendo che il ruolo dell’Ordine deve esprimersi in diverse modalità tra le quali rivolgersi alla cittadinanza per dare informazioni sull’uso e sull’abuso dei farmaci e sulle alternative terapeutiche.

Il direttore di Torino Medica il Dott. Mario Nejrotti sostiene che “soprattutto in campo farmacologico, per troppo tempo sono stati presentati i farmaci, a fronte talvolta di una scarsa reale efficacia e altrettanto spesso di pesanti effetti collaterali, come l’unica soluzione valida per ogni disturbo o patologia. Questa visione è stata vincente e si è radicata nella cultura dominante, sia tra i professionisti sia nell’opinione pubblica”

Sul tema della deprescrizione aggiunge che : “la decisione di rimodulare la terapia, però, può creare un pesante disagio psicologico nei pazienti e preoccupazioni nei medici, messi di fronte alla necessità di cambiare le abitudini del paziente e l’indicazione di colleghi specialisti

“La Medicina non è una scienza esatta” , sostiene il Dott. Roberto Frediani medico interno, “e le conoscenze sono in continua evoluzione, per molti problemi ci sono soluzioni diverse, ciascuna delle quali contempla vantaggi e svantaggi, senza dimenticare che di molti problemi di salute non sappiamo nulla. È esperienza comune constatare che in medicina il paziente reale poco corrisponde al paziente a cui fanno riferimento le linee guida e la EBM, non è il paziente degli studi clinici.

Ecco che torna il concetto di complessità del paziente e della ricerca di una terapia personalizzata.

E se per considerare “appropriata una prestazione questa deve essere efficace, eseguita in modo corretto, al paziente giusto e al momento giusto” come chiosa il dott Frediani, il mio pensiero va a ciò che la terapia omeopatica, che ho ampiamente sperimentato nella mia vita professionale, può fare per raggiungere questo obiettivo.

Mi sovvengono anche le parole del Prof. Ivan Cavicchi che nelle sue 100 tesi per gli Stati Generali della Medicina sostiene che oggi “il medico, suo malgrado, si ritrova a fare la guardia ad un paradigma scientifico regressivo. Questa società che ha cambiato tanto la concezione di malattia che di malato, ormai vuole da lui e dal suo paradigma qualcosa di diverso.”

Il canone positivista della medicina scientifica davanti alle nuove complessità tanto della malattia che del malato si rivela pieno di aporie e di contraddizioni e, quindi, per quanto scientifico, meno efficace di quello che con ben altre epistemologie potrebbe essere. Se quello che fa il medico a questa società non va bene per quanto scientifico esso sia, vuol dire che il suo modo di conoscere non va bene e che l’epistemologia positivista va ripensata, innanzi tutto nel primario interesse del malato.

“oggi la crisi della medicina è una grande opportunità per tutti, la crisi di un paradigma è un bene non un male.

Se il cambio del paradigma è necessario, un approccio epistemologico come quello della medicina omeopatica può essere sostenibile perchè ottempera perfettamente alle varie richieste di cambiamento della medicina: la considerazione della visione del paziente nel rispetto della sua complessità, il miglioramento del rapporto medico paziente con la creazione di un patto di cura (che tra l’altro riduce la deriva della medicina difensiva), l’assenza di effetti iatrogeni e quindi l’ampio impiego nell’approccio preventivo , la cura delle patologie croniche, i costi ridotti della terapia con un importante risparmio per la collettività.

La causa dell’escalation della medicina omeopatica in questi ultimi 40 anni sta proprio nell’avere risposto alle richieste che il malato (non più paziente ma esigente come sostiene Cavicchi) sollecitava al medico.

L’impiego dell’omeopatia, per esempio, nel trattamento di patologie croniche con politerapie potrebbe facilitare questa fase di deprescrizione sostituendosi transitoriamente alla terapia convenzionale e migliorando la qualità di vita del soggetto senza effetti collaterali e mirando a riequilibrare la complessità dell’individuo rendendolo biologicamente più resistente e reattivo.

Il futuro della medicina è rappresentato dalla integrazione di più saperi e di più tecniche focalizzandosi sull’unico obiettivo etico fondamentale: la cura dell’individuo nella sua complessità e completezza.

La medicina integrata mette insieme i moderni esami diagnostici e trattamenti convenzionali con un’attenta selezione di altre terapie provenienti dalla medicina occidentale come l’omeopatia, l’omotossicologia e l’antroposofia e la fitoterapia e quelle di origine orientale come l’agopuntura, la medicina tradizionale cinese e l’ayurveda.

La medicina integrata ” sostiene la Dott.ssa Erica Poli psichiatra, psicoterapeuta e counselor, “utilizza anche la psicologia, la psicoterapia, l’ipnosi, la medicina quantistica con tutti i suoi dispositivi che agiscono sul campo elettromagnetico e sulle radiofrequenze, oltre a tutte le discipline a mediazione corporea (yoga, osteopatia, qigong è così via), perché punta ad una medicina centrata sulla persona, che deve tenere conto non solo del sintomo, ma anche del contesto in cui accade, delle credenze che la persona porta dentro di sé, della sua biografia e delle sue emozioni. Una medicina a tutto tondo, in cui non vi sono antitesi, non vi sono stupide opposizioni tra discipline ma la malattia viene vista come un processo che parte dallo stato energetico e dai meccanismi biofisici, per poi passare a quelli biochimici ed epigenetici, e poi alle alterazioni cellulari, tissutali e infine d’organo: la malattia è un processo che ha delle fasi differenti che il medico sa riconoscere e contestualizzare nella persona, orchestrando gli interventi secondo l’unicità di chi ha di fronte.

La medicina integrata rappresenta appunto il nuovo paradigma delle cure mediche, quello sollecitato da Ivan Cavicchi, che prende in considerazione tutti i fattori che coinvolgono la salute, il benessere e la malattia, incluse le dimensioni psicologiche e spirituali della vita di una persona.

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