vaccinocrazia e libertà di espressione

dott Roberto Gava medico omeopata
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E’ un momento particolarmente turbolento per parlare del tema vaccini.

la tempesta perfetta

In un periodo di tempesta perfetta come questa della pandemia, l‘unica luce che ci viene proposta nel buio di questo dramma sanitario, è il vaccino.

Il tema è stato trattato con enfasi ed emotività mediatica dal sistema informativo ufficiale, trovando un terreno di attecchimento perfetto nelle coscienze dei cittadini ormai provati delle ansie e dalle paure che per mesi, quello stesso sistema di informazione, ha loro istillato.

Molte opportunità nella gestione clinica di questa pandemia (come il plasma iperimmune per esempio, economico ed efficace, o la prevenzione con integratori, vitamine o alimentazione) sono state ostacolate o messe in cattiva luce, proponendo, come unica soluzione futura risolutiva, il vaccino.

Il pericolo di trattare in modo umorale un capitolo così complesso come quello della malattia e della morte è quello di travisare aspetti che possono essere determinanti nell’affermazione della miglior verità, sempre che la statistica possa essere una verità.

qualche passo indietro

E’ indubbio che la storia recente dei vaccini in medicina abbia avuto delle dinamiche particolari, non dettate esclusivamente dalle ricerche scientifiche o dai risultati terapeutici.

Mi riferisco al periodo in cui le aziende produttrici di vaccini sopravvivevano senza particolari momenti di gloria nè economica nè scientifica.

la grande crisi del comparto farmaceutico mondiale

Concomitante a questo periodo, che possiamo focalizzare nel periodo di passaggio tra il 900 e il nuovo millenio, ci fu la grande crisi del comparto farmaceutico mondiale che, dopo i fasti dei periodi d’oro delle innovative molecole di grande impiego (gastroprotettori, antiinfiammatori, ecc.), accusò un netto ridimensionamento degli esorbitanti guadagni.

Tutto l’ impianto produttivo-commerciale che supportava questo modello industriale patì una regressione e stimolò una successiva reazione strategica di ripresa.

In quel periodo storico la ricerca non aveva più prodotto molecole innovative e pareva non esserci più via di uscita.

enorme apparato di marketing

L’apparato produttivo farmaceutico si era dotata, negli anni d’oro, di un apparato di marketing enorme che coinvolgeva le più importanti agenzie di pubblicità e di strategia comunicativa. Più del 50% del costo di un medicinale era assorbito dal peso della pubblicità.

Infatti, in quegli anni, sono stati scoperti i più imbarazzanti casi di comparaggio da parte delle case farmaceutiche con la classe medica attraverso una metodica corruzione prescrittiva in cambio di denaro o visibilità scientifica.

Emblematico Jerome P. Kassirer, già direttore del New England Journal of Medicine (una delle più importanti riviste scientifiche del mondo) che nel suo libro “On the Take: How Medicine’s Complicity with Big Business Can Endanger Your Health” del 2005, affermò che “l’industria ha deviato la bussola morale di molti dottori“.

vendere farmaci anche alle persone sane.

L’unica via d’uscita a questa crisi, che si stava manifestando nella sua gravità, parve essere la realizzazione del sogno di molti manager del mondo farmaceutico: vendere farmaci anche alle persone sane.

Molti anni prima, in tempi non sospetti, il presidente di una delle più importanti multinazionali del farmaco dichiarò candidamente, in una intervista pubblicata sulla rivista economica FORTUNE, che, appunto, il suo sogno sarebbe stato quello di vendere i suoi prodotti anche alle persone sane in modo da allargare enormemente la sua platea di clienti.

ascesa del vaccino

Intorno ai primi anni del 2000 sulle riviste economiche cominciarono ad apparire sempre più frequentemente articoli che descrivevano acquisizioni, da parte di colossi farmaceutici, di medie-piccole aziende produttrici di vaccini, che in quel periodo sopravvivevano in cattive acque.

il sogno si realizza: il vaccino lo possono usare tutti

Oggi siamo spettatori di un equilibrio che si è pericolosamente spostato a favore di poche e potentissime enclavi che hanno in mano gli strumenti di ricerca e produttivi in campo vaccinale. Abbiamo assistito alla camaleontica mutazione di BIG PHARMA in BIG VACCINE.

La conseguenza negativa poi della connivenza tra politica, interessi farmaceutici e medicina è un clima di caccia alle streghe verso chiunque abbia un minimo, lecito atteggiamento critico verso il totem del vaccino.

LA REPRESSIONE DEL PENSIERO NON ALLINEATO

Il frutto di questo clima ha raggiunto in questi giorni un traguardo impossibile da immaginare qualche anno fa quando il dibattito scientifico era ancora possibile: LA REPRESSIONE DEL PENSIERO NON ALLINEATO, la persecuzione personale verso chi non si conforma al pensiero dominante.

La Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie CCEPS organo di giurisdizione speciale (istituito presso il Ministero della Salute con il decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233) ha espresso una sentenza di conferma della RADIAZIONE dell’Ordine dei medici di Treviso del medico specializzato in Cardiologia, Farmacologia Clinica e Tossicologia Medica dott. Roberto Gava.

reato di opinione

Dopo 40 anni di attività clinica, dopo aver lavorato per quindici anni in ambiente universitario, aver scritto due libri di Farmacologia e più di cento pubblicazioni scientifiche il dott. Roberto Gava viene radiato dal suo ordine per il suo pensiero critico sulla sicurezza di certe politiche vaccinali.

“Al dottor Gava non è stato contestato alcun pericolo o danno subìto da suoi pazienti, nessuno dei quali si è dimostrato scontento di lui, anzi tutti sono pienamente soddisfatti come ne hanno reso testimonianza e ribadito anche in pubbliche manifestazioni di apprezzamento. Il dottor Gava è stato condannato soltanto per le sue idee, idee ben fondate sull’esigenza di personalizzazione di ogni vaccinazione per prevenire i gravi pericoli e i vari danni da vaccino ai singoli pazienti, contro la vaccinazione indiscriminata di massa.”

Conosco personalmente da tanti anni il dott. Gava e lo stimo per la sua competenza, coerenza, correttezza e impegno professionale. Ho avuto il piacere di intervistarlo in occasione dell’uscita del suo libro dal titolo “la medicina che vorrei” e ho sempre condiviso il suo pensiero.

Sono disgustato da questa operazione repressiva verso chi non è allineato al pensiero unico in medicina.

Non ho dubbi:

#iostocongava

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948:

Art. 19:

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”

A chiosa di tutto ciò voglio chiarire che, come medico, considero i vaccini uno strumento terapeutico-preventivo a mia disposizione come qualsiasi altro farmaco presente in farmacopea che, quindi, prima di essere somministrato ad un essere vivente, deve rispettare reali requisiti di sicurezza ed efficacia.

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Un commento su “vaccinocrazia e libertà di espressione

  1. …e quando ci fu la Grande Assemblea cercammo di sedere dalla parte di “giusti”, ma i posti erano tutti occupati.
    Prendemmo posto dalla parte degli “ingiusti”, degli “sbagliati”, e ci guardammo intorno: dalla parte dei “giusti”, c’erano coloro che avevano impiantato valvole cardiache difettose, coloro che avevano spaccato i femori delle vecchiette per “sperimentare come aggiustarli”, coloro che, consapevoli della presenza d’un batterio letale nell’acqua del reparto ospedaliero, s’erano ben guardati dal dirlo, coloro che avevano rifiutato di visitare persone febbricitanti da giorni perché “potenzialmente infettate dal virus con la corona”…
    Ci fissammo negli occhi e quel che vedemmo non ci spiacque, come non provammo angoscia quando ci guardammo nello specchio portato da una di noi, specchio che San Pietro le aveva consentito di portare oltre il Cancello.
    Uno dei “giusti” ci guardava, interessato, e Roberto gli passò lo specchio…
    Non so che accadde, ma fece una smorfia di dolore e lo lascò cadere: nessun altro dei “giusti” volle prenderlo e usarlo.

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