L’omeopatia, il pianoforte e il marchese del Grillo

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Il dr. Tommaso Iannitti del gruppo del prof. Beniamino Palmieri dell’Università di Modena in collaborazione con il prof Bellavite e  altri colleghi pubblica un lavoro dimostrando che i rimedi omeopatici hanno efficacia clinica.

Nella prima parte dell’estate, nel periodo di “disarmo” prima delle vacanze,  di solito le agenzie di marketing  lanciano comunicazioni eclatanti impedendo de facto alla controparte di replicare in modo efficace.

Nel conflitto scatenato ormai da anni  dai detrattori della medicina omeopatica le ripetute osservazioni stagionali sul livello di aggressività confermano la mia osservazione. Nonostante l’omeopatia sia stata definita fin dal 2001  ATTO MEDICO dagli Ordini dei Medici Italiani questo tema sollecita sempre grandi polemiche.

I moltissimi medici che la impiegano sono molto soddisfatti per i risultati clinici, i pazienti altrettanto, cosicché, entrambe le figure, auspicano un cambiamento del pensiero medico in senso olistico per arrivare ad una  medicina più attenta alla persona.

Il tentativo di screditamento arriva attraverso molte strade:  ” Gli studi bocciano la medicina alternativa. Non ci sono prove che sia efficace” titolava una testata nazionale poco tempo fa citando il pensiero personale di alcuni medici italiani. Con  titoli  diversi varie testate decretavano la “solita” fine dell’omeopatia facendo riferimento ad un Overview report stilato da Optum per il Working committee sull’omeopatia del National Health and Medical Research Council (NHMRC) dal titolo “ Efficacia dell’omeopatia per patologie cliniche: valutazione delle evidenze” le cui conclusioni sono decisamente a sfavore della medicina omeopatica ( http://www.nhmrc.gov.au/your-health/complementary-medicines/homeopathy-review). Purtroppo l’Overview report, come afferma l’ Homeopathy Research Institute (HRI) nella sua risposta, non riflette accuratamente i risultati degli studi di ricerca originari sull’omeopatia, e la sua conclusione che le evidenze “non dimostrano che l’omeopatia sia un trattamento efficace per alcuna delle patologie cliniche riportate” è fortemente esagerata. Inoltre, continua a sostenere l’HRI,   le reazioni pubblicate sui media hanno male interpretato tale conclusione, implicando che non esistano studi positivi i quali dimostrino che l’omeopatia è efficace, il che è ben lontano dalla realtà.

L’ errore dell’Overview Report, tipico di tutti questi studi. è quello di non considerare   minimamente la qualità dell’approccio omeopatico seguito nei trial (un parametro noto come validità del modello) . E’ come cercare di suonare un pianoforte  da concerto percuotendolo  sul mobile dalla parte della coda come un tamburo ignorandone la tastiera per poi criticarne la sonorità. Facendo provare invece la tastiera a Stefano Bollani il risultato cambierebbe e l’enorme diversità sonora e polifonica dello strumento sarebbe evidente anche al più incompetente degli ascoltatori.

Per l’omeopatia è lo stesso. Gli studi negativi utilizzano sempre l’omeopatia in modo difforme dal protocollo della corretta pratica omeopatica. La comunità scientifica omeopatica in tutto il mondo continua  a sostenere che il modello di valutazione   RTC  (randomized controlled trial) con cui viene testata l’omeopatia non ne rispetta i principi fondamentali pertanto i risultati non possono essere che scarsi.

Inoltre, si va sempre più affermando, a livello scientifico, che il parametro fondamentale per valutare un intervento terapeutico è l’EFFECTIVENESS (l’effettività), perché è il parametro che meglio riflette il punto di vista del paziente sulla terapia.  L’ Effettività, in campo epidemiologico, rappresenta la misura di quanto uno specifico intervento o procedura, quando usato sul campo in circostanze normali, fa quanto deve fare per una certa popolazione.   Da distinguersi dal termine di Efficacia ed Efficienza, che rappresentano il primo, il livello secondo il quale uno specifico intervento produce un effetto benefico in condizioni ideali ( RTC trials clinici randomizzati), e il secondo, gli effetti o i risultati finali raggiunti in relazione agli sforzi prodotti in termini di risorse economiche e tempo impiegate.

Dalla revisione della letteratura sull’omeopatia gran parte dei lavori costo-beneficio e gli studi osservazionali (effectiveness)   dimostrano che ci sono vantaggi economici, sia in termini di basso costo nella preparazione del rimedio, sia in termini sociali, per un numero minore di giorni lavorativi persi dai pazienti curati con l’omeopatia rispetto a quelli sottoposti a cure allopatiche.

Questo tipo di approccio rispetta il paradigma omeopatico della personalizzazione della terapia.

Il pianoforte viene usato nel verso giusto.

L’omeopatia, nonostante i 200 anni di critiche più o meno corrette continua a resistere e cresce globalmente in modo continuo. Oggi in Europa 125 milioni di persone si curano con la medicina omeopatica. Non penso lo facciano tutti, dalla Svezia fino alla Grecia, per una collettiva ondata di irrazionalità e volontà di autolesionismo. Probabilmente il fatto che migliaia di adulti e  bambini guariscano da malattie croniche non adeguatamente curate dalla medicina convenzionale (per i limiti conosciuti del paradigma del modello farmacologico) è ciò che convince anche il più restio degli scettici. L’esperienza diretta è l’arma di convincimento più efficace.

Inoltre l’approccio della medicina omeopatica, sostiene il dott. Paolo Roberti di Sarsina, si basa su un continuum di cure  e su un concetto di prevenzione molto più sviluppato della medicina tradizionale, sul mantenimento della salute, sull’ecosistema locale come medicina, sul cibo come medicina e sulla relazione di cura, sul “prendersi cura” a lungo termine, essendo di gran lunga più conveniente e sostenibile anche dal punto di vista economico.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità dice che “ bisogna adottare nuovi paradigmi, nel rispettto del pluralismo della scienza: è questa la sfida per il futuro non solo della Biomedicina in quanto sistema dominante”.

Evandro Agazzi, professore di Filosofia teoretica all’Università di Genova nonchè Presidente dell’Académie Internationale de Philosophie des Sciences, nel suo libro Le rivoluzioni scientifiche e il mondo moderno, sostiene che “ per l’uomo è sempre e comunque conveniente disporre di una “razionalità unitaria e aperta” capace di non smarrirsi nella complessità, ma neanche di cadere in univoche certezze e pericolosi riduzionismi. Viviamo in una cultura scientista: questo è un dato di fatto. Aprire la ragione a tutte le possibilità e tutte le spiegazioni è un esercizio di libertà”.

Dopo molti anni di clinica ed esperienza con i malati qualsiasi medico comprende le parole del dott. John Preston che già nel 1996 raccontava:“ Io sono un medico, in tutta la mia vita ho fatto il medico secondo i principi della Medicina Scientifica. A un certo punto, però, mi sono reso conto che non esiste la medicina assoluta e che la medicina è invece relativa, Non esiste neppure la malattia che scientificamente si cura, ma esiste il malato, che risponde in modo diverso a seconda della situazione mentale e psicologica”.
Nel mio lavoro clinico quotidiano  ho particolare soddisfazione quando guariscono i figli di colleghi che, talvolta scoraggiati per gli insuccessi della terapia farmacologica convenzionale, decidono, per responsabilità genitoriale, di provare anche altri percorsi. Tributo onore e stima a queste menti che di fronte alla criticità, non avendo più risorse, scelgono di rinunciare al pregiudizio.

 

La bravura di un medico omeopatico è come quella di un pianista. Più conosce lo strumento, più si è esercitato ad usarlo più riesce a trarne suoni splendidi. La capacità di un omeopata sta nel saper ascoltare il paziente, valutarne “lo digno de ser curado” (ciò che è degno di esser curato, come diceva il maestro dell’omeopatia Dott. S. Ortega) ed infine somministrare il farmaco più simile, più indicat, in modo personalizzato, senza seguire un protocollo standardizzato per tutti.

La bravura sta anche nel seguire il paziente nel percorso di guarigione con competenza, sapendo valutare eventuali aggravamenti senza perdere di vista la rotta migliore per QUEL paziente.

Alle critiche verso l’omeopatia il mondo scientifico omeopatico continua a reagire con costanza e rispondendo colpo su colpo. L’ultimo lavoro pubblicato dal dr. Tommaso Iannitti del gruppo del prof. Beniamino Palmieri dell’Università di Modena  in collaborazione con il Prof Paolo Bellavite dell’Università di Verona e coll (Iannitti T1 , Morales – Medina JC , V Rottigni , Palmieri B.)   ha per titolo “Efficacia e sicurezza di Arnica montana in fase post – chirurgica , dolore e l’infiammazione” .

L’abstract   di questo lavoro recita: Arnica montana è stato ampiamente usato come un rimedio omeopatico per il trattamento di diverse condizioni infiammatorie nella gestione del dolore postoperatorio e le impostazioni . Questa recensione fornisce una panoramica dell’uso terapeutico di Arnica montana nei settori di cui sopra puntando anche sui suoi meccanismi d’azione appreso da modelli animali e in vitro . Arnica montana è più efficace del placebo quando viene utilizzato per il trattamento di diverse condizioni , tra cui dolore post – traumatico e post-operatorio , edema e le ecchimosi . Tuttavia , i suoi dosaggi e preparazioni utilizzati hanno prodotto differenze sostanziali nel risultato clinico . Evidenza cumulativa suggeriscono che Arnica montana può rappresentare una valida alternativa ai farmaci non steroidei anti- infiammatori , almeno quando il trattamento di alcune condizioni specifiche.

Il mondo scientifico  non deve mai scordarsi che viviamo in una terra divisa in due, dove i popoli ricchi sono obesi per l’alimentazione eccessiva e muoiono in modo preoccupante per gli effetti collaterali dei troppi farmaci a disposizione, e i popoli poveri (la stragrande maggioranza) muore per mancanza di cibo e di acqua potabile e spesso le due medicine più a loro disponibili sono la preghiera e, per i più fortunati, il brodo di pollo.

Questa è la realtà del mondo.

In uno scenario come questo l’atteggiamento, talvolta arrogante, del mondo medico scientifico ricorda il marchese del Grillo con la sua famosa esternazione( www.youtube.com/watch?v=7MDY-8DVqjs ) “ Io so io e voi nun siete un c….. Ciò non è più accettabile.

http://www.lastampa.it/2014/09/23/blogs/appuntamento-con-l-omeopatia/lomeopatia-il-pianoforte-e-il-marchese-del-grillo-47ypMrBPhG3lx5MJfWuwYK/pagina.html

 

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