L’armonioso suono dell’omeopatia

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Ho letto recentemente due articoli interessanti che aprono un importante via interpretativa dei meccanismi riparatori cellulari con un approccio biofisico. Già i fisici Prof Emilio Del Giudice e dal Prof Giuliano Preparata descrivevano i fenomeni dei domini di coerenza dei campi elettromagnetici indotti dal preparato omeopatico con queste parole: “La Teoria Quantistica dei Campi ha prodotto una visione dell’acqua liquida come un mezzo che, per una peculiarità dello spettro elettronico della molecola, si rivela come uno strumento essenziale per comunicazioni a grande distanza, essendo capace di mutare la sua organizzazione supramolecolare in accordo all’interazione con l’ambiente. I campi elettromagnetici, intrappolati nei Domini di Coerenza e nelle loro reti coerenti, producono potenziali elettromagnetici governanti la fase dell’intero sistema, che a sua volta dà luogo ad attrazioni selettive tra le molecole dissolte.”

Così continuano i recenti articoli: Ogni cellula produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetici, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione

Secondo il Prof Carlo Ventura, Specialista in Cardiologia e di Ricerca in Biochimica riparare cellule danneggiate con suoni, campi magnetici e luce sarà uno scenario sicuramente possibile nel prossimo futuro. Presso il laboratorio di Biologia Molecolare del CNR di Bologna, Ventura sta conducendo interessanti e avanguardistici studi sull’effetto delle vibrazioni sonore su cellule staminali umane adulte. Attraverso uno speciale microscopio a forza atomica Ventura ha scoperto come la cellula comunichi attraverso vibrazioni sonore a livello delle sue strutture subcellulari.

«Utilizzando campi magnetici opportunamente convogliati – dichiara Carlo Ventura in un’intervista apparsa su Scienza e Conoscenza 57 ci siamo resi conto che era possibile far acquisire a cellule staminali umane adulte (ottenute per esempio da tessuto adiposo) caratteristiche simil-embrionali, cosa che le ha rese in grado di orientarsi verso destini complessi, quali quello cardiaco, neuronale, muscolare, scheletrico».

Le ricerche di Ventura stanno contribuendo a cambiare il paradigma della medicina, le cui basi, si è rivelato, non sono soltanto chimiche, ma anche e soprattutto fisiche. Ogni cellula infatti produce vibrazioni meccaniche, reagendo a suoni, oscillazioni dei campi magnetici, luce: si tratta di energia fisica che può essere potenzialmente utilizzata per riprogrammare cellule malate verso l’autoriparazione. L’autoguarigione – l’ippocratica vix medicatrix naturae – è insita negli esseri viventi che continuamente riparano e rinnovano le proprie cellule, per fare solo un esempio pensiamo che ogni tre mesi rinnoviamo il 70% delle nostre cellule.

«Noi crediamo – conclude Ventura – che in base al potere diffusivo delle energie fisiche che utilizziamo per riprogrammare le cellule staminali (finora in vitro) sia possibile raggiungere le staminali dove queste si trovano, di fatto in ogni tessuto del corpo umano, senza dover necessariamente ricorrere a un trapianto di cellule esogene, ma piuttosto riattivando la capacità delle cellule staminali tessuto-residenti di innescare un percorso di autoguarigione».

Gli studiosi avevano sempre sospettato che le nostre cellule producessero vibrazioni ma oggi un recente studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Communications da un team di scienziati dell’Università di Buffalo e dell’Hauptman Woodward Medical Research Institute (HWI) ha dimostrato che le proteine del corpo umano vibrano come le corde di uno strumento musicale. Grazie ad una tecnica sviluppata appositamente e basata sulla microscopia a terahertz sono riusciti a registrare nel dettaglio le vibrazioni del lisozima, una proteina antibatterica, presente in molti animali e nell’uomo. Questi piccoli movimenti, che persistono nelle molecole come il suono di una campana, consentono alle proteine di legarsi tra loro in un processo indispensabile per sostenere le funzioni biologiche vitali. “Se si tocca una campana il suo suono persiste nell’aria con delle sue specifiche caratteristiche legate alla campana stessa, le proteine si comportano allo stesso modo” così spiega Andrea Markelz la fisica che ha condotto lo studio. Possiamo pertanto ipotizzare che la vita abbia una propria sinfonia che nasce dalle proteine dei corpi animati i quali vibrano ciascuno con le proprie caratteristiche. Attraverso la sua “musica” il corpo riesce ad eseguire diverse funzioni biologiche fondamentali come ad esempio assorbire ossigeno, riparare le cellule e duplicare il DNA. La musica, quindi, alla base della vita?

Come sostiene di Prof Ventura ciascuna unità biologica vibra in modo differente a seconda del suo stato di salute e dell’attività che sta svolgendo. La differenza di suono più evidente è fra le cellule sane e quelle sofferenti che sembrano produrre più che un suono, un rumore sgradevole. Ulteriori esperimenti in laboratorio hanno mostrato che, per effetto della risonanza, le cellule sono sensibili alla musica che arriva dall’esterno. Ad esempio, l’ascolto della musica classica o jazz ne allunga la sopravvivenza di due mesi.

La ritmicità sonora è una caratteristica della piccola cellula così come dell’intero universo. Oggi sappiamo che i ritmi circadiani appartengono alla materia vivente e sono poi gestiti dal cervello umano e il ritmo non è che un codice oscillatorio che noi siamo in grado di modulare. Quando una cellula sfiora le vicine, queste vibrano all’unisono. La comunicazione intercellulare attraverso il suono avviene molto più rapidamente di quella generata dai segnali chimici e veicola informazioni essenziali per la vita e per mantenere lo stato di salute. Alla luce di queste scoperte, che confermano il valore del modello di Del Giudice e Preparata sull’effetto del farmaco omeopatico, diventa altresì interessante la prospettiva di un possibile uso delle vibrazioni, oltrechè con i farmaci omeopatici anche con i suoni, per curare diverse patologie.

La musicalità del farmaco omeopatico sarà la medicina del futuro?

E perchè no? Quale malattia curerà il secondo Preludio del Clavicembalo Ben Temperato di J. S. Bach, il mio spartito preferito?

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