Evidenze scientifiche della medicina omeopatica

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una risposta a diversi lettori scettici

Come primo riscontro all’apertura di questo blog ho ricevuto diversi messaggi di forte scetticismo nei confronti dell’omeopatia: chi l’ha definita acqua fresca, chi placebo, chi presa in giro ecc. Tutto ciò non mi stupisce, anzi capisco molto bene i dubbi di chi mi ha scritto, perché dopo 30 anni di pratica clinica ho vissuto tutti gli stadi emotivi nei confronti dell’omeopatia: prima lo scetticismo, poi la diffidenza e poi gradualmente l’interesse sempre maggiore visti i risultati davvero incoraggianti.
E’ chiaro che l’esperienza del singolo individuo non ha alcun valore scientifico, ma riferisco questi miei trascorsi per sostenere che il peggior nemico della verità scientifica sia il pregiudizio. Questo preclude una serena e obiettiva verifica del tema in questione.
La risposta più stimolante che posso dare a coloro che si indignano per il fatto che un italiano su cinque, di cultura tendenzialmente elevata, preferisca curarsi con l’omeopatia, (totalmente a suo carico economico) anche per patologie gravi, piuttosto che solo con la medicina convenzionale sono evidenze scientifiche e studi cost-effectiveness.
Attualmente tra i 9.301 lavori presenti su Med-line tre metanalisi hanno sancito il fatto che non si possa più parlare di effetto placebo quando si tratta di terapia omeopatica. Le metanalisi sono i lavori più significativi in campo scientifico, sono cioè la rivisitazione critica, formale e metodologica di tutti i lavori pubblicati al momento su un dato argomento. Citerò i due più famosi:
J. Kleijnen, P. Knipschild, G. ter Riet, “Clinical Trials of Homeopathy.” British Medical Journal, February 9, 1991, 302:316-323. Questa è la meta-analisi di ricerche cliniche più citata. Questa pubblicazione analizza i dati di 107 studi sui rimedi omeopatici. Tra questi, 81 (il 77%) hanno mostrato effetti positivi. Tra i 22 studi migliori, 15 hanno mostrato con certezza efficacia. I ricercatori concludono così: “Le prove mostrate in questo lavoro probabilmente sarebbero sufficienti per stabilire che l’omeopatia è efficace per certe patologie” Inoltre, “La quantità di prove positive fornite dai migliori studi fu per noi una vera sorpresa”.
K. Linde, N. Clausius, G. Ramirez, et al., “Are the Clinical Effects of Homeopathy Placebo Effects? A Meta-analysis of Placebo-Controlled Trials.” Lancet, September 20, 1997, 350:834-843. Questa pubblicazione fa un’analisi su 186 studi scientifici che riguardano l’efficacia dell’omeopatia. Di questi, 89 sono stati condotti in modo scientificamente accettabile. I risultati hanno mostrato che i pazienti che assumevano medicine omeopatiche avevano la possibilità di sperimentare un effetto positivo 2,45 volte rispetto al placebo.
Per quanto riguarda gli studi sui costi-benefici dei trattamenti omeopatici risulta che questi siano decisamente più economici a parità di effetto rispetto alla medicina convenzionale. “Homeopathic medical practice: Long-term results of a cohort study with 3981 patients Studio di una equipe di epidemiologi dell’Università di Berlino che hanno studiato per la prima volta gli effetti a lungo termine dell’omeopatia nella pratica clinica corrente. Lo studio è stato effettuato da 103 medici omeopatici diplomati in omeopatia classica. Sono stati coinvolti 3981 paz ( 1139 bambini) affetti da malattie croniche. Dopo 2 anni è stato effettuato un controllo del risultato della terapia omeopatica, utilizzando un sistema che ha permesso di verificare non solo l’evoluzione della malattia principale, ma anche quella della totalità dei sintomi ( e quindi lo stato di salute complessivo). I risultati sono molti significativi: negli adulti la gravità della malattia è diminuita di oltre il 50% e nei bambini di oltre il 70%. Contemporaneamente si è osservato un miglioramento dello stato di salute generale, sia negli adulti che nei bambini. Lo stato di salute è stato valutato attraverso un questionario validato internazionalmente. Il consumo di medicinali convenzionali è passato da dal 45% all’inizio dello studio al 26.8% dopo due anni.
Va ricordato a margine di questo lavoro che più di 50 casse mutua tedesche alcune delle quali molto grandi dal 1° maggio 2006 si accollano i costi delle terapie omeopatiche. Hanno infatti firmato contratti di assistenza integrata con l’Unione Tedesca Medici Omeopatici e con l’Unione Farmacisti Tedesca. Dal 2008 circa 15 milioni di assicurati hanno ricevuto cure omeopatiche rimborsabili dalle proprie Casse Mutua.
Caisse Nationale de l’Assurance Maladie des Travailleurs Salaris, 1996.
E’ uno studio su 130.000 prescrizioni che conferma i benefici e i vantaggi economici del metodo omeopatico. L’indagine ha anche mostrato che i giorni di assenza per malattia dal lavoro dei pazienti curati con l’omeopatia erano 3.5 volte inferiori (598 giorni/anno) rispetto ai pazienti sottoposti a cure allopatiche (2.017 giorni/anno). Sebbene le medicine omeopatiche in Francia rappresentino il 5% del totale prescritto, incidono solo del 1.2% sulle spese di rimborso dei farmaci, considerato il loro basso costo (in Francia l’omeopatia è rimborsabile dal servizio sanitario nazionale).
Per quanto riguarda la ricerca di base e le ipotesi sul meccanismo d’azione dei rimedi omeopatici sono interessanti i lavori che il Prof. Vittorio Elia fisico-chimico dell’Università di Napoli che da circa 20 anni indaga le soluzioni acquose altamente diluite e quelli del Prof. Paolo Bellavite, anatomo patologo dell’Università di Verona. Tra i tanti citerò:
Vittorio Elia and Marcella Niccoli “Thermodynamics of extremely diluted aqueous solutions.” Annals of the New York Academy of Sciences, June 1999 E’ stato realizzato uno studio approfondito di termodinamica su soluzioni acquose ottenute attraverso successive diluizioni centesimali (dall’1% fino a meno di 1×10-5 mol kg-1) e succussioni. Si è voluto misurare il calore prodotto miscelando varie concentrazioni di acidi e basi con l’acqua bidistillata o con le diluizioni etreme. Con le miscele estremamente diluite si sono ottenuti nel 92% dei casi reazioni esotermiche, rispetto alle soluzioni non trattate omeopaticamente. Nello studio si dimostra come la diluizione e la succussione (procedimenti tipici della preparazione dei rimedi omeopatici) possano alterare permanentemente le proprietà fisico-chimiche dell’acqua. La natura di questo fenomeno rimane sconosciuto, sebbene sia ampiamente indagato dal punto di vista sperimentali. Paolo Bellavite and Andrea Signorini, Homeopathy: A Frontier in Medical Science. Berkeley: North Atlantic, 1995. E’ la pubblicazione più importante tra quelle che trattano la ricerca scientifica in omeopatia. In alcuni eccellenti capitoli vengono esposte le varie teorie che tentano di dare una spiegazione al funzionamento delle diluizioni omeopatiche, alla luce della biofisica, dei frattali, del caos e della teoria della complessità.

Ritengo che la dimostrazione di efficacia scevra da ogni ipotesi di effetto placebo o di suggestione possa essere l’effetto dei rimedi omeopatici sulle piante, su grandi coltivazioni. Gli studi più interessanti sono stati fatti in Italia dalla Prof.ssa Lucietta Betti Fitopatologia dell’Università di Bologna che da più di 10 anni pubblica lavori sugli effetti dei rimedi altamente diluiti e dinamizzati su modelli sperimentali vegetali.
Ma le evidenze del passato?
Nel passato, i medici omeopati curavano con successo il colera. Durante il 19° secolo ci sono state sette gravi epidemie di colera in America, di cui la peggiore nel 1832. I casi di morte tra le persone che non si curavano con l’omeopatia sono stati di cinque volte superiori rispetto ai casi di morte tra i malati curati con rimedi omeopatici.
Nel 1854 il Parlamento Inglese incaricò il Ministero della Salute di valutare quale fosse la

migliore cura per le persone colpite dal colera. Gli esperti verificarono che negli ospedali “ufficiali” la percentuale di morte per questa malattia era del 54%, mentre negli ospedali omeopatici era del 16%.


Il Dr. Macloughlin, uno degli ispettori medici del Ministero della Salute, dopo aver visitato i reparti dell’ospedale omeopatico indirizzò questo commento a Hugh Cameron (1810-1897), un membro dello staff medico:
“Ti rendi conto che mi sono recato nel tuo ospedale prevenuto contro il metodo omeopatico e che in me avevi un nemico piuttosto che un amico….e non ho bisogno di dirti che ho faticato non poco per acquisire la necessaria dimestichezza con il colera e il suo trattamento, attribuendomi una certa sicurezza nel riconoscere e curare questa malattia. Pertanto non ho dubbi circa i casi che ho visto nel tuo ospedale. Quelli che ho visto erano veri casi di colera. Tra questi, diversi stavano andando molto bene con le tue cure e non esito nell’affermare che sarebbero altrimenti morti con altre cure. Concludendo, devo ripeterti quello che ti ho già detto e ho detto tutti quelli con cui ho parlato, che sebbene io abbia una cultura medica allopatica, nel caso la provvidenza dovesse colpirmi col colera non esiterei a rivolgermi ad un omeopata, piuttosto che un medico allopata.” Dr. Macloughlin, era indubbiamente un esperto di colera, come mostrano le sue ricerche e pubblicazioni (citato in “A History of the London Homeopathic Hospital,1914).

http://www.lastampa.it/2009/10/08/blogs/appuntamento-con-l-omeopatia/evidenze-scientifiche-della-medicina-omeopatica-xzngqyaGVvtiT3YAZuEubK/pagina.html

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