COVID-19 i dati non permettono le menzogne

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Ho trovato questo contributo di poco tempo fa di Mirco Vandelli che trovo illuminante perchè scevro da volontà di trarre conclusioni ma inplacabile nella valutazione dei dati e dei fatti. Una chiara analisi statistica che stronca con evidenza molti dei cavalli di battaglia del pensiero scientifico imperante oggi. Ve ne consiglio una attenta lettura.

COVID-19: ANALISI DEI FATTI

Mirco Vandelli

Introduzione

Il 23 gennaio 2020, una coppia di turisti, marito e moglie di 67 e 66 anni, provenienti dalla provincia di Wuhan (Cina) atterrano a Milano. Dopo un tour per le città italiane, il 30 gennaio 2020, mentre sono alloggiati a Roma presso il Grand Hotel Palatino di via Cavour, si sentono male. Saranno i primi due casi accertati in Italia positivi al Sars-Cov-2, il virus responsabile del Covid-19. Da quel momento, il contagio si diffonde in tutto il Paese, provocando decine di migliaia di morti.

Questo perlomeno è ciò che narrano le cronache, ma le cose sono andate veramente così?

1. I tempi

Esistono diversi studi che confermano la presenza in Italia del virus Sars-Cov-2 sin dal 2019. Una ricerca sugli anticorpi dell’Istituto tumori di Milano e dell’Università di Siena, ha individuato la presenza del virus sin da settembre 2019 in 13 regioni italiane, con percentuale di positività dei campioni, superiore al 10%1 2.
Uno studio sulle acque di scarico3 pubblicato il 18 giugno 2020, ha rilevato la presenza del virus nei campioni del 18/12/2019 sia a Milano che a Torino. Ciò conferma la diffusione del virus in Italia, almeno dalla prima metà del mese di dicembre 2019. Passeranno almeno 3 mesi, quando il 9 marzo 2020, verrà imposto il confinamento per tutta l’Italia. 3 mesi nei quali il virus, avrà la possibilità di circolare liberamente da Nord a Sud, 3 mesi senza alcuna precauzione, 3 mesi vissuti come sempre, 3 mesi nei quali un’epidemia capace di colpire ogni parte del mondo, si sarebbe diffusa in ogni parte della penisola e avrebbe colpito duramente il Sud d’Italia, in seguito alla migrazione massiccia a poche ore dalla chiusura totale.

2. I dati

Al fine di analizzare l’epidemia, dobbiamo affidarci ai dati. Tra questi, dopo mesi di informazioni statistiche, raccolte e diffuse da tutti gli organismi di controllo ufficiali, possiamo scegliere fra diverse fonti. Abbiamo dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, abbiamo dati diffusi dalla Protezione Civile e abbiamo i dati raccolti e organizzati da molti enti di tutto il mondo, oltre ovviamente al WHO (OMS per noi italiani).

Tuttavia, questi dati, non possono essere considerati totalmente oggettivi, per una serie di ragioni che mi limito ad accennare: i test utilizzati non hanno tutti la stessa affidabilità, anche le stesse linee guida per dichiarare un decesso per Covid-19, sono differenti per ogni Paese, a volte, nello stesso Paese, queste regole sono state modificate nel corso dell’epidemia, inoltre, quando si verifica il decesso di un paziente affetto da numerose patologie, è piuttosto difficile stabilire quale sia la vera causa di morte.

Per questo, ritengo che la sola fonte oggettiva e attendibile, sia rappresentata dai dati sulla mortalità, raccolti e diffusi da ISTAT, sono questi dati che costituiranno la base principale delle analisi.
L’ultimo dataset reso disponibile da ISTAT è del 22 ottobre 20204, è organizzato in 4 files in formato Excel che contengono complessivamente quasi 2,5 milioni di righe.

Permettono di conoscere il numero di decessi registrati ogni giorno in Italia dal 01/01/2015 al 31/08/2020, per ciascun comune, provincia o regione, per sesso e fascia d’età.
Questo strumento, ci consente di analizzare nel dettaglio, l’andamento della mortalità in Italia nel 2020 e metterlo a confronto con gli anni passati.

3. Analisi dei dati – Parte I

Per offrire una visione degli anni passati, ho scelto di rappresentare solo il massimo e il minimo numero di decessi che si sono registrati in un dato giorno dal 2015 al 2019, per rendere più agevole la comprensione del grafico. In questo modo mi limito a rappresentare solo 3 linee, invece di 6: una per il minimo 2015/2019, una per il massimo 2015/2019 e una per il 2020.

Nel grafico, ho riportato alcune didascalie relative a informazioni ed eventi significativi.
Il primo grafico (G.1) rappresenta la situazione generale italiana.
Se il virus circola liberamente in Italia dalla prima metà di dicembre, ci si dovrebbe attendere un progressivo aumento della mortalità sin dall’inizio del 2020, poi, in seguito alle restrizioni imposte, si dovrebbe constatare una progressiva normalizzazione della curva di mortalità, dopo il periodo di incubazione che fra il 20 febbraio 2020 e il 12 marzo 2020, viene stimato dall’Istituto Superiore di Sanità, tra 3 e 5 giorni.
Riporto di seguito un estratto dal bollettino: “Il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei sintomi e la data di diagnosi è di 3 giorni per il periodo 20-27 febbraio (calcolato su 897 casi) e di 5 giorni per il periodo 28 febbraio-12marzo (calcolato su 7.211casi).”5

Sin da un’analisi superficiale, risultano evidenti alcune incongruenze con le informazioni di cui disponiamo. Si nota chiaramente che, seppure il virus circolasse sin dal 2019, il 2020 parte piuttosto bene, anzi spesso la curva blu, si trova al di sotto della linea verde, determinando il minimo di mortalità dal 2015.
Le cose procedono benissimo fino all’inizio di marzo, poi, di colpo, la mortalità schizza verso l’alto.

Risulta estremamente difficile collegare questo improvviso aumento della mortalità, con l’epidemia dovuta a un virus che circolava in Italia da mesi, la domanda più ovvia che viene da porsi è: perché il virus ha “dormito” nei primi 2 mesi, per poi esplodere in quel modo? Ma c’è dell’altro.
Proprio nei giorni in cui si comincia ad effettuare test per la positività al Sars-Cov-2 e arrivano le indicazioni sui protocolli terapeutici da seguire, il governo attiva le prime misure restrittive: vengono chiuse le scuole e si procede a isolare alcune aree, dove si sono sviluppati i primi focolai.

Il 9 marzo 2020, tutta l’Italia è in lockdown, restano aperte solo le attività essenziali e la gente è costretta a restare in casa, può muoversi solo per necessità primarie.
Nonostante queste imposizioni, la curva di mortalità, comincerà a scendere solo tra la fine di marzo e l’inizio di aprile e la situazione si normalizzerà solo all’inizio di maggio, quando in seguito alla riapertura delle attività e al progressivo allentamento delle restrizioni, nonostante sia accertato che il virus è ancora in circolazione (il 04/05/2020 risultano circa 100000 positivi6), la mortalità ritorna ai livelli minimi dal 2015.

Poi, durante l’estate, tutto procede nella norma, con qualche picco di mortalità probabilmente collegato alle ondate di caldo.

4. Analisi dei dati – Parte II

L’andamento delle curve, evidenzia almeno due punti in forte contrasto con la narrazione ufficiale.
Oltre all’esplosione inspiegabile della mortalità, incompatibile con una epidemia che si propaga da mesi, anche le misure di contenimento, non sembrano aver avuto nessuna reale utilità.
Dopo aver visto quando e come la mortalità è esplosa ed è rientrata nella norma nell’arco di un paio di mesi, resta da approfondire dove si siano verificate le situazioni più critiche.
In questo caso, è chiaro che, se il virus circola da mesi, senza alcuna precauzione, è facile prevedere una diffusione piuttosto omogenea, non c’è nessuna ragione per cui il contagio non sia arrivato ovunque e soprattutto, è lecito attendersi un aumento generale della mortalità con qualche area più colpita di altre.
Invece, quello che si verifica, è una situazione alquanto strana, quasi inspiegabile, di nuovo.
Nella mappa che segue (M.1), ho evidenziato le province italiane con colori dal verde al rosso, in base alla variazione della mortalità registrata, nel periodo fra il 01/01/2020 e il 29/02/2020.
Risulta assolutamente evidente che nel primo bimestre del 2020, in tutte le province italiane, non si registrava nessun problema.

Eppure il virus circolava, contagiava e la vita scorreva come sempre.
Ora vediamo cosa è successo nel secondo bimestre.

Nella mappa M.2 viene rappresentata la situazione, per il periodo fra il 01/03/2020 e il 30/04/2020.
Contrariamente alle aspettative, la distribuzione degli aumenti di mortalità, è tutt’altro che omogenea, anzi si direbbe piuttosto concentrata, al punto che sono solo 12, le province che presentano un aumento della mortalità nel bimestre, superiore al 95%, rispetto alla media del quinquennio precedente.
Sono le province di: Bergamo (+364,1%), Cremona (+293,5%), Lodi (+234,5%), Brescia (+222,5%), Piacenza (+198,9%), Parma (+164%), Lecco (+155,9%), Pavia (+140,1%), Milano (+112,3%), Mantova (+110,6%), Monza e della Brianza (+102,7%), Pesaro e Urbino (+98,1%). All’inizio di maggio, quando vengono allentate le misure restrittive, ci sono ancora almeno 100000 positivi in giro per tutta l’Italia, ma è presumibile che tale numero sia molto più alto, poiché soltanto una minima parte della popolazione, è stata sottoposta al test diagnostico.

Nonostante questo, da un punto di vista sanitario, il problema sostanzialmente scompare.
Le mappe M.3 ed M.4, evidenziano una situazione assolutamente nella norma, in tutta l’Italia.

Qualche ingenuo ha provato a ipotizzare che il merito del freno alla diffusione del virus, dopo le riaperture, sia da imputare all’imposizione delle mascherine, nonostante moltissimi studiosi abbiano spiegato in tutti i modi possibili, che queste mascherine, non offrono alcuna protezione dal contagio virale.

In questi giorni di ripresa dei contagi, risulta sempre più evidente quanto questi dispositivi, ormai indossati da chiunque, sia al chiuso che all’aperto, non dimostrino alcuna efficacia contro la diffusione del virus.

5. Analisi dei dati – Parte III

Abbiamo visto che l’aumento di mortalità, ha interessato in particolare una dozzina di province, è assolutamente certo, che in queste aree, il contagio fosse in atto da mesi, almeno in queste aree, si dovrebbe notare un progressivo aumento della mortalità, mano a mano che l’epidemia si diffonde nella popolazione del tutto ignara. Nel grafico G.2 ho considerato solo queste province.

Appare chiaro, che anche nelle province che sono state teatro di aumenti di mortalità assolutamente fuori dalla norma, nei mesi precedenti, non si è registrato neppure un accenno, non c’è nessuna progressione.
Fino alla fine di febbraio, anche in queste province che verranno colpite molto duramente nei mesi di marzo e aprile, la curva appare in linea con i minimi registrati negli ultimi cinque anni.

A pochi giorni dall’allarme sanitario, si comincia a registrare un aumento di mortalità che in queste province, si presenta come un picco nettissimo, totalmente incompatibile con la diffusione di una epidemia.
Parliamo di una mortalità media per queste province, che nel giro di poche settimane, passa da circa 300 morti al giorno, ad oltre 1200, per poi ritornare alla norma, nell’arco di un mese.

Ora invece vediamo cosa è successo, nel resto d’Italia, cioè nelle restanti 95 province italiane.

Nel grafico G.3 vediamo che la situazione, per il resto dell’Italia, non sembra particolarmente anomala, la sola peculiarità, è che il picco di mortalità, si è verificato nel periodo fra marzo e aprile, piuttosto che in gennaio. Per tutto il resto dell’anno, in queste province, il rischio di morte è rimasto quasi sempre al di sotto della media.

Chiudo con un ultimo grafico (G.4) che mostra l’andamento della mortalità rispetto alla media, per tutto il periodo in cui è dimostrata la presenza del virus in Italia.

Anche questa prospettiva, non lascia molto spazio alle fantasiose teorie che attribuiscono al virus Sars-Cov-2, la responsabilità del picco di decessi che si è registrato in Italia, esclusivamente nei mesi di marzo e aprile 2020.

6. La situazione oggi

I dati della Protezione Civile7, ci dicono che la situazione nelle terapie intensive si sta aggravando di giorno in giorno. Il 29/07/2020, si è raggiunto il numero minimo di pazienti in terapia intensiva (38), ieri (21/11/2020), siamo arrivati a 3758. Ma alla fine di settembre, questo numero era al di sotto di 300.
Quindi è chiaro che l’utilizzo diffuso delle mascherine, non ha avuto alcun effetto sulla diffusione della malattia e, similmente a quanto osservato nella parte iniziale dell’anno, pare che anche le misure restrittive, non dimostrino nessuna reale efficacia.

7. Le ipotesi

Indicare le ragioni dell’apparentemente inspiegabile picco di mortalità che si è registrato in Italia, in alcune province, nei mesi di marzo e aprile 2020, non è lo scopo di questa analisi. Tra le ipotesi figurano: le iper- vaccinazioni somministrate alla popolazione anziana, i protocolli di terapia totalmente errati, le autopsie scoraggiate dal Ministero della Salute e la generale confusione delle indicazioni provenienti dal WHO.

Lo scopo di questa analisi, è piuttosto quello di offrire una possibile lettura da un punto di vista statistico. Come si potrebbe spiegare un fenomeno simile? Qual è quel virus che scompare durante i mesi estivi, per poi ricomparire nella stagione invernale?
Si direbbe un comportamento molto simile a quello dell’influenza stagionale.
A proposito, che fine ha fatto l’influenza stagionale? Proviamo a chiederlo al WHO.
Vediamo il grafico (G.5) dell’andamento delle influenze stagionali, dal 2018 ad oggi8.
Curiosamente, sembrerebbe che nel 2020, l’influenza sia scomparsa dalla faccia del pianeta, averlo saputo prima, si sarebbe potuto fare a meno delle vaccinazioni antinfluenzali.
Le misure imposte in tutto il mondo, non hanno avuto alcun effetto al fine di contenere il Sars-Cov-2, ma si sono dimostrate incredibilmente efficaci per determinare la scomparsa della malattia che accompagna l’uomo da sempre e si presenta in forme differenti, per tutta la durata della nostra vita.
Altrettanto curioso, è che il comportamento del Sars-Cov-2, ricalchi l’andamento dell’influenza stagionale con precisione inspiegabile: compare alle porte dell’inverno, manifesta il suo picco nella stagione fredda, per poi (quasi) scomparire, durante la stagione estiva.

Resta la questione dei sintomi, grazie ad essi, sarà sicuramente possibile distinguere le due patologie.
Dopo mesi di approfonditi studi sul Covid-19, i ricercatori hanno potuto determinare con una certa precisione, i sintomi della nuova malattia. Cercando su internet, si trovano numerosi siti che evidenziano dettagliatamente, la differenze che si riscontrano con la semplice influenza stagionale.

Si trovano anche delle infografiche9 come quella in Fig.1 che cercano di aiutare anche chi non è un medico, a distinguere l’influenza dal Covid-19, in base ai sintomi.
Diciamo che si potrebbe giocare a “trova le differenze”, vista l’estrema somiglianza fra le due sintomatologie.
Tirando le somme, ci troviamo di fronte a un virus che ha rimpiazzato l’influenza stagionale, si manifesta nel periodo in cui si manifesta l’influenza stagionale e presenta sintomi molto simili, a quelli dell’influenza stagionale.
Non sarà che Covid-19, sia semplicemente il nome attribuito a tutte le forme influenzali, da quest’anno?
Naturalmente si tratta solo di una ipotesi.

8. Anomalie di contorno

Concediamo pure alla sanità mondiale un iniziale disorientamento a causa delle informazioni piuttosto confuse, diffuse riguardo la malattia, concediamogli anche un minimo di tempo per raccogliere gli elementi e metterli in fila.
Tuttavia, il fatto che il governo abbia perlomeno scoraggiato le autopsie10, già di per sé costituisce un fatto grave e l’immediata cremazione dei cadaveri, lo è altrettanto.

Per settimane, i medici hanno proceduto a tentoni, i protocolli di terapia nelle prime fasi dell’epidemia, sono stati stravolti più volte e nel contempo, si sono portate avanti numerose sperimentazioni, anche con utilizzo di farmaci off-label.
Abbiamo assistito alla pubblicazione di uno studio sulla rivista scientifica Lancet11, che evidenziava un aumento di mortalità nei pazienti trattati con idrossiclorichina, seppure Donald Trump avesse dichiarato di assumere una pillola al giorno come misura preventiva e il famoso infettivologo Didier Rault, ne avesse sottolineato l’efficacia contro il Covid-19.

Tale studio fu poi ritirato pochi giorni dopo la pubblicazione, in seguito a una lettera firmata da 120 ricercatori, che evidenziava la dubbia provenienza dei dati12.
Nonostante questo, da allora, il fatto che l’idrossiclorochina sia utile per contrastare il Covid-19, è diventato un argomento controverso.

Le autopsie tardive, hanno permesso di comprendere quale fosse l’effettiva causa di morte: tromboembolia venosa generalizzata.
Nel frattempo la ricerca non si è fermata, sono stati pubblicati migliaia di studi sulla malattia e se da un lato, ciò ha permesso di disporre di un’ampia letteratura scientifica in breve tempo, dall’altra parte, questa iperproduzione di pubblicazioni, ha generato ulteriore confusione.
Una delle aree di studio che hanno sicuramente fornito risultati promettenti, è quello sulla vitamina D.
In base a diversi studi 13 14 15, si è osservato che nei casi più gravi di Covid-19, viene frequentemente riscontrata una carenza di questa vitamina.
Per evitare questo rischio, è necessario un minimo di esposizione al Sole. Perché il corpo umano attraverso il cibo, assume solo il 10% del suo fabbisogno, il restante 90% viene prodotto dall’organismo grazie all’esposizione solare16.
Dunque, risulta alquanto curioso, il mantra diffuso da tutti i principali media: “state a casa”, che rende altamente probabile, la condizione di carenza di vitamina D.

9. Notizie dal resto del mondo

Sul sito di Euromomo (European mortality monitoring activity), vengono pubblicati grafici settimanali sull’andamento della mortalità registrata nei Paesi europei17. Non si tratta di informazioni dettagliate come quelle fornite da ISTAT, ma consentono un panoramica sulla situazione generale.
Prendiamo in considerazione, due gruppi di Paesi, nel primo (Gruppo A, Fig.2), includerò gli Stati europei che hanno imposto maggiori restrizioni ai propri cittadini, tra questi: Belgio, Francia, Italia, Spagna e UK.

Nel secondo gruppo (Gruppo B, Fig.3), i Paesi che hanno concesso maggiore libertà: Austria, Danimarca, Germania, Svezia e Ungheria.
Nella Fig.2 e Fig.3, possiamo osservare l’andamento della mortalità nei due gruppi di Paesi.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte a dati incoerenti con la narrazione. Dove sono state imposte le misure maggiormente restrittive, si osservano i picchi di mortalità più alti.

Un altro caso molto interessante, è quello di Brasile e Argentina.
Si tratta di due Paesi vicini, che hanno scelto direzioni opposte per gestire l’epidemia di Covid-19.
In Brasile, Bolsonaro è stato fortemente criticato da tutta la stampa internazionale, non solo per la sua posizione contraria al lockdown 18.
Al contrario Fernández, in Argentina, ha imposto un drammatico lockdown della durata di ben 8 mesi, con risultati fallimentari sia sul fronte economico, che su quello sanitario 19.
Abbiamo la fortuna di trovarci di fronte a due approcci totalmente opposti all’epidemia, in due Paesi con una serie di caratteristiche comuni.
L’irresponsabile Bolsonaro e il diligente Fernández. Ma cosa dicono i dati statistici di Brasile e Argentina?
Sul sito Worldometers, possiamo leggere i risultati di queste politiche così differenti 20.
Il numero di morti di Covid-19 per milione di abitanti, può essere considerato un parametro accettabile per un confronto. Ecco i dati disponibili sul sito in data 22/11/2020.
In Argentina, i morti di Covid-19 per milione di abitanti sono: 814.
In Brasile, i morti di Covid-19 per milione di abitanti sono: 793.
Si direbbe che questa politica di terrore e lockdown, non serva ad altro che a recare enormi danni sul piano economico, e sia del tutto inutile, o addirittura dannosa sul piano sanitario.

10. Conclusioni

Nella narrazione ufficiale dell’epidemia di Covid-19, si fatica a trovare qualcosa che sia coerente con i fatti e i dati rilevati.
Sappiamo che gli aumenti di mortalità riscontrati, non sono compatibili con un’epidemia virale.
Sappiamo che in molti casi, le soluzioni messe in campo, non hanno fatto altro che aggravare la situazione. Sappiamo che si stanno sottovalutando/ignorando moltissime metodiche, di provata efficacia.

Tutto quello che è riportato su questo documento, è basato esclusivamente su dati ufficiali e informazioni di pubblico dominio.
Proseguire nell’errata direzione tracciata all’inizio di questa epidemia, configura il dolo.

Mirco Vandelli – mircovandelli@hotmail.com

Fonte: Mirco Vandelli

  1. [1]  AGI – ricerca dell’Istituto tumori di Milano e dell’Università di Siena – https://www.agi.it/cronaca/news/2020-11-15/studio-covid- virus-italia-settembre-2019-10300267/
  2. [2]  Università di Siena – http://unisinforma.unisi.it/2020/11/16/casi-di-coronavirus-in-italia-gia-nellestate-2019-lo-rivela-uno-studio- dellistituto-tumori-con-le-universita-di-siena-e-milano/
  3. [3]  CS N°39/2020 – Studio ISS su acque di scarico, a Milano e Torino Sars-Cov-2 presente già a dicembre – https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/o4oGR9qmvUz9/content/id/5422725
  4. [4]  ISTAT Datasets con i decessi giornalieri – http://www.istat.it/storage/dati_mortalita/decessi_giornalieri_comuni_%20ripartizione_geografica_22ottobre2020.zip
  5. [5]  Istituto Superiore di Sanità, bollettino del 12/03/2020 – https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_12-marzo-2020.pdf
  6. [6]  Protezione Civile Italiana dati nazionali del 04/05/2020 – https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/blob/master/dati-andamento-nazionale/dpc-covid19-ita-andamento-nazionale-20200504.csv
  7. [7]  Protezione Civile Italiana dati nazionali – https://github.com/pcm-dpc/COVID-19/blob/master/dati-andamento-nazionale/dpc-covid19-ita-andamento-nazionale.csv
  8. [8]  WHO GISRS – https://apps.who.int/flumart/Default?ReportNo=10
  9. [9]  Fanpage, sintomi Covid-19 – https://scienze.fanpage.it/questo-schema-mostra-le-differenze-tra-i-sintomi-di-covid-19-influenza-raffreddore-e-allergie/
  10. [10] OPEN – https://www.open.online/2020/05/11/coronavirus-il-governo-ha-ordinato-di-non-fare-le-autopsie-sui-morti-covid-19-si-potevano-e-si-possono-fare/
  11. [11] Il Fatto Quotidiano, studio mette in discussione idrossiclorochina – https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/05/25/coronavirus-oms-sospende-test-su-idrossiclorochina-per-curare-covid-19-studio-afferma-che-aumenta-la-mortalita/5813343/
  12. [12] Il Fatto Quotidiano, studio su idrossiclorochina ritirato – https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/04/coronavirus-the-lancet-avvia-uninchiesta-sullo-studio-che-bocciava-lidrossiclorochina-preoccupati-gravi-questioni-scientifiche-sono-state-portate-alla-nostra-attenzione/5824478
  13. [13] NCBI, vit. D – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7456194/
  14. [14] Jama, vit. D – https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/fullarticle/2770157
  15. [15] Oxfor Academic, vit. D – https://academic.oup.com/jcem/advance-article/doi/10.1210/clinem/dgaa733/5934827 [16]SalutEuropa, vit. D e Sole – https://saluteuropa.org/la-farmacia-della-natura/vitamina-d-perche-senza-unesposizione-diretta-al-sole-si-va-in-carenza/
  16. [17] EUROMOMO graphs and maps – https://www.euromomo.eu/graphs-and-maps/
  17. [18] Il Fatto Quotidiano, Bolsonaro rifiuta lockdown – https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/04/24/coronavirus-in-brasile-bolsonaro-vince-contro-il-lockdown-ma-il-contagio-e-sottostimato-e-si-scavano-fosse-comuni/5780240/
  18. [19] Kongnews, lockdown Argentina – https://www.kongnews.it/esteri/il-lockdown-piu-lungo-del-mondo-largentina-allenta-le-misure-dopo-quasi-8-mesi-ma-i-contagi-volano-popolazione-ridotta-alla-fame/ [20]Worldometers, statistiche coronavirus – https://www.worldometers.info/coronavirus/
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