I veri “ASINI RAGLIANTI” si sono infiltrati nella FNOMCEO?

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Mi permetto un simile titolo mutuando il poco educato epiteto di “ASINI RAGLIANTI” che il Prof Burioni ha urlato ai 4  venti mediatici contro tutti coloro che, con un residuo di senso critico, si sono schierati, in questo ultimi 2 anni, contro il pensiero unico in medicina e nella scienza in generale. La scienza è una branca del pensiero umano che necessita costantemente di critica per poter evolvere.

Ho fatto la  sintesi di notizie che, in veloce successione, sono apparse, in questi 2 giorni, dopo la pubblicazione sul sito della FNOMCEO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici) di  una rubrica dal titolo dottoremaeveroche.it dove una scheda sull’omeopatia la bollava come antiscientifica.

Questa la rapida successione delle notizie:

il 7 maggio la FNOMCEO esce con questo articolo sul suo sito a firma di Salvo Di Grazia (blogger antibufale di MEDBUNKER noto da anni per gli attacchi verso l’omeopatia e per il suo atteggiamento pregiudiziale).

Cos’è l’omeopatia?

L’omeopatia è una pratica inventata nell’Ottocento da un medico tedesco, Samuel Hahnemann, che sostiene si possa stimolare la forza vitale dell’organismo per raggiungere la guarigione dalle malattie.

Questa pratica si basa sulla teoria dei simili (“il simile cura il simile”), secondo cui per curare un sintomo bisognerebbe assumere una sostanza che ne provochi uno affine (un bruciore si dovrebbe trattare con una sostanza che provoca ugualmente bruciore, come il peperoncino; l’insonnia, con una sostanza che provoca insonnia, come il caffè, e così via).

Il secondo elemento su cui si basa l’omeopatia è la diluizione. Il principio attivo quindi viene diluito diverse volte in acqua o alcol e poi spruzzato su globuli di zucchero (o in soluzioni liquide). Per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza. Più la sostanza di partenza è diluita e più, sempre secondo le teorie alla base dell’omeopatia, sarebbe potente.

Per attivare il preparato sarebbe infine necessario lo scuotimento, per decine di volte, del flacone che contiene la soluzione omeopatica (questa procedura si chiama “succussione” o “dinamizzazione”). La diluizione dei preparati omeopatici è talmente elevata (da poche diluizioni a centinaia o migliaia) da non avere più traccia del principio attivo di partenza nel prodotto finale. D’altronde, per legge, un prodotto per essere venduto come omeopatico non deve contenere più di un centesimo della più piccola dose utilizzata nelle medicine prescrivibili, e quindi, per legge, non può essere venduto un prodotto che contenga un dosaggio di principio attivo farmacologicamente efficace.

 

L’omeopatia funziona?

Sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte). D’altra parte sarebbero numerose le testimonianze personali che riferiscono di successi terapeutici dovuti all’omeopatia, ma questi potrebbero essere facilmente spiegabili con l’effetto placebo, con il normale decorso della malattia o con l’aspettativa del paziente. L’effetto placebo è conosciuto da tempo, ha una base neurofisiologica nota e funziona anche su animali e bambini, ma il suo uso in terapia è eticamente discutibile e oggetto di dibattito.

D’altra parte, i presunti meccanismi di funzionamento dell’omeopatia sono contrari alle leggi della fisica e della chimica. Anche l’annuncio di un ricercatore francese di aver scoperto una prova dell’esistenza della “memoria dell’acqua”, nel 1988, venne smentito da un esperimento di controllo, mentre i suoi risultati non sono mai più stati riprodotti da altri laboratori. Lo studio, pubblicato su un’importante rivista scientifica, fu quindi ritirato. L’uso dell’omeopatia è un’abitudine molto limitata e in continua diminuzione, rappresenta infatti meno dell’uno per cento dei prodotti venduti in farmacia in Italia.

 

L’omeopatia è sicura?

Essendo una terapia basata su sostanze in quantità infinitesimali o inesistenti non vi sono rischi di effetti collaterali o pericolosi, ma sono comunque riportati eventi avversi gravi dovuti a errori di fabbricazione o contaminazione. Curare con la sola omeopatia malattie serie può inoltre esporre a problemi ulteriori, anche gravi, perché può ritardare il ricorso a medicine efficaci e curative.

Come comportarsi e quali limiti?

In Italia l’omeopatia può essere praticata solo da medici chirurghi abilitati alla professione. Questa norma non intende attribuire una base scientifica a questa pratica, ma solo garantire da una parte il diritto alla libertà di scelta terapeutica da parte del cittadino e dall’altro un uso integrativo e limitato alla cura di disturbi poco gravi e autolimitanti, evitando il rischio di ritardare una diagnosi più seria o che il paziente stesso sia sottratto a cure di provata efficacia.

In ogni caso, il medico deve specificare che il prodotto non agisce su basi scientificamente provate e raccogliere il consenso da parte del cittadino, secondo quanto prescritto dall’articolo 15 del Codice di Deontologia Medica.

 

Cosa dice la Legge?

L’Ordine dei Medici è ente sussidiario dello Stato e deve rispettare e far rispettare le normative vigenti.

L’omeopatia è ricompresa tra le “medicine non convenzionali” (MNC) così come definite dalle Risoluzioni n. 75/1997 del Parlamento Europeo e n. 1206/1999 del Consiglio d’Europa, risoluzioni con le quali le istituzioni europee hanno invitato gli Stati membri ad affrontare i problemi connessi all’utilizzo delle medicine non convenzionali in modo da garantire ai cittadini la più ampia libertà di scelta terapeutica, assicurando loro il più alto livello di sicurezza e di corretta informazione. Sono questi i livelli in cui collocare l’attività dei medici e degli Ordini.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, con la risoluzione WHO 56.31 del 28 maggio 2003, ha poi spinto gli Stati membri a formulare e implementare politiche e regolamenti nazionali nel campo delle medicine non convenzionali, con particolare attenzione alla formazione del personale.

La Conferenza Stato-Regioni del 7 Febbraio 2013 ha sancito l’accordo con il quale definisce i “criteri e le modalità per la certificazione di qualità della formazione e dell’esercizio dell’omeopatia da parte dei medici chirurghi, degli odontoiatri, dei veterinari e dei farmacisti a tutela della salute e del corretto esercizio della professione”. In tale accordo, ravvisata l’opportunità di tutelare “la libertà di scelta del cittadino e quella di cura del medico e dell’odontoiatra, entrambe fondate su un rapporto consensuale e informato, sul rispetto delle Leggi dello Stato e dei principi della deontologia professionale” si conviene che:

  • L’omeopatia è definita come metodo diagnostico e terapeutico, basato sulla “legge dei simili”, che afferma la possibilità di curare un malato somministrandogli una o più sostanze in diluizione che, assunte da una persona sana, riproducono i sintomi caratteristici del suo stato patologico. Nella definizione di omeopatia sono comprese tutte le terapie che utilizzano medicinali in diluizione come specificato dal Decreto Legislativo n° 219 del 24/4/2006 e successivi atti.
  • L’omeopatia costituisce atto sanitario.
  • È attività riservata perché di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico chirurgo, dell’odontoiatra, del veterinario e del farmacista,  ciascuno per le rispettive competenze.
  • L’omeopatia è considerata sistema di diagnosi, di cura e prevenzione che affiancano la medicina ufficiale avendo come scopo comune la promozione e la tutela della salute, la cura e la riabilitazione.
  • A tutela della salute dei cittadini vengono istituiti presso gli Ordini provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri gli elenchi dei professionisti che esercitano l’omeopatia.
  • Per la valutazione dei titoli necessari all’iscrizione di detti elenchi, gli Ordini professionali istituiscono specifiche commissioni.
 

Cosa dice il Codice Deontologico?

Il Codice di Deontologia Medica, nel testo approvato nel 2014, regolamenta l’esercizio delle medicine non convenzionali all’articolo 15.

Art. 15 Sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali

Il medico può prescrivere e adottare, sotto la sua diretta responsabilità, sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali nel rispetto del decoro e della dignità della professione.

Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia.

Il medico garantisce sia la qualità della propria formazione specifica nell’utilizzo dei sistemi e dei metodi non convenzionali, sia una circostanziata informazione per l’acquisizione del consenso.

Il medico non deve collaborare né favorire l’esercizio di terzi non medici nelle discipline non convenzionali riconosciute quali attività esclusive e riservate alla professione medica.

Il Consiglio Nazionale del 24 marzo 2018 ha accolto la richiesta del Presidente Anelli di istituire una commissione che riveda la posizione della FNOMCeO in tema di omeopatia.


[Con la collaborazione di Luca De Fiore e Roberta Villa]

Autore Salvo Di Grazia

 

 

L’8 di maggio con un comunicato stampa vi è dura presa di posizione delle Associazioni di Omeopatia nei confronti della Federazione Ordini dei Medici.

 

OMEOPATIA SOLO EFFETTO PLACEBO? SECONDO GLI ESPERTI, SOLO FALSITA’ ANTISCIENTIFICHE E PREGIUDIZIO

Pubblicato il 08/05/2018

Comunicato stampa emesso da:
AMIOT
– Associazione Medica Italiana di Omotossicologia
APO
– Associazione Pazienti Omeopatici

COII – Centro Omeopatico Italiano Ippocrate
FIAMO – Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati
LUIMO – Ass per la Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica “Samuel Hahnemann”
OMEOMEFAR – Associazione Medici e Farmacisti Omeopati
SIOMI – Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata
SMB – Società Medica Bioterapica Italiana
SIOV – Società Italiana di Omeopatia Veterinaria

Tutte le Società scientifiche italiane che si occupano di Medicina non convenzionale e Complementare manifestano assoluto dissenso in merito alla nuova scheda pubblicata dal sito “dottoremaeveroche.it” – l’iniziativa contro le bufale online della FNOMCeO – Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri – secondo cui “l’omeopatia non ha alcuna base scientifica e gli effetti riportati da chi la usa sono con buona probabilità dovuti all’effetto placebo”.

“Un’iniziativa in linea generale utile – dichiarano i professionisti iscritti all’Albo dei Medici ed esperti in medicine complementari e omeopatia – ma che nello specifico pone sullo stesso piano l’effetto placebo con una pratica, l’omeopatia, che è invece fin dal 2002 definita come ‘atto medico’ dalla stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

Peraltro – precisano i Medici – la pagina sull’omeopatia del sito dottoremaeveroche.it è stata redatta da sedicenti esperti che in realtà non hanno alcuna esperienza in Medicine complementari, come si evince anche dalla bibliografia di riferimento, risibile e già ampiamente screditata in passato: “Stupisce – sostengono i Presidenti delle associazioni scientifiche di settore – che la Federazione degli Ordini dei Medici si affidi a dei soggetti privati, per giunta non qualificati, per la redazione di una pagina informativa su un sistema di salute adottato con soddisfazione da 7 milioni di italiani e da decine di milioni di Europei” (1)

Sia il Parlamento Europeo (2) che il Consiglio d’Europa (3) hanno chiesto di “assicurare ai cittadini la più ampia libertà di scelta terapeutica e il più alto livello d’informazione sull’innocuità, qualità ed efficacia di tali medicine, invitando gli Stati membri a regolarizzare lo status delle Medicine complementari in modo da garantirne a pieno titolo l’inserimento nei Servizi sanitari nazionali“.

Inoltre, non è affatto vero che non esistono prove scientifiche di efficacia a sostegno dell’omeopatia: gli studi rintracciabili sulla banca dati medica PubMed che ne dimostrano la maggior efficacia rispetto al placebo – dichiarano i Medici – “sono pubblicati in numero significativo (4), anche su riviste scientifiche a medio e alto impatto, tanto che anche anche la prestigiosa Cohrane Collaboration dedica un sito specifico dedicato a queste discipline” (5)

Quest’attacco avviene peraltro proprio nei giorni in cui viene pubblicato online un database (6) che raccoglie più di 1.000 studi scientifici sull’efficacia dell’omeopatia, pubblicati su riviste nazionali ed internazionali, presentato al Presidente FNOMCeO e all’Esecutivo della Federazione in occasione di un incontro che si è tenuto a Roma il 3 maggio scorso, incontro a margine del quale la stessa FNOMCeO con un proprio comunicato stampa (7) ha dichiarato di “voler chiedere rispetto per tutti i medici, e di sostenere le Società scientifiche di Omeopatia nel chiedere all’Istituto Superiore di Sanità di aprire un tavolo di confronto per una revisione della letteratura scientifica e delle evidenze disponibili in materia“.

Invece che adeguarci alla civilissima Svizzera – precisano i Presidenti delle società scientifiche di settore – dove il Consiglio Federale dopo anni di approfondimenti e verifiche ha deliberato la piena rimborsabilità delle Medicine Non Convenzionali/complementari (8) proseguiamo con questa assurda caccia alle streghe basata su pregiudizi anti-scientifici“.

Le sigle congiunte fanno quindi appello al Dott. Filippo Anelli, Presidente FNOMCeO, affinché nel rispetto dei principi Costituzionali sulla libertà di cura, chiarisca i contenuti di queste affermazioni che creano un “cortocircuito” rispetto a quanto deliberato dal Consiglio Nazionale della Federazione in data 19 maggio 2002, delibera che classifica a tutti gli effetti l’esercizio dell’omeopatia come “atto medico”, orientamento peraltro largamente condiviso negli altri Paesi Europei.

 

NOTE E LINK multimediali:
(1) Dati Eurispes 2017
(2) Risoluzione n. 75/97
(3) Risoluzione n. 1206/99
(4) Evidenze scientifiche di efficacia in Medicina omeopatica – 1.101 studi pubblicati/indicizzati dal 1949 a oggi, tra cui:
– Revisioni sistematiche con meta-analisi: 16 (Gold Standard)

– Revisioni sistematiche qualitative: 56 (Gold Standard)
– Studi RCT (Randomized Control Trials): 260 (Gold Standard)
– Studi in Agro omeopatia: 113
– Studi osservazionali: 126
– Case report: 41
– Veterinaria : 111
– Ricerca di base (chimico-fisica): 152
– Ricerca di base (pre-clinica): 216
(5) Sezione del sito Cochrane sulle MNC/MC
(6) Data base sulle prove scientifiche di efficacia MNC/MC
(7) CS FNOMCeO
(8) Svizzera e omeopatia

 

In modo schizofrenico la Fnomceo il 7 maggio pubblica questo articolo a seguito dell’incontro del 3 maggio del presidente Anelli con tutte le associazioni nazionali di omeopatia.

La FNOMCeO incontra le associazioni dei medici omeopati in vista degli Stati Generali

Anche gli omeopati saranno coinvolti nel percorso che porterà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri verso gli stati Generali del 2019: è questo il risultato di un incontro dell’Esecutivo e del Coordinatore del Gruppo di Lavoro sulle Medicine non Convenzionali, Dario Chiriacò, con i rappresentanti di alcune società scientifiche di Omeopatia, che si è svolto a Roma, nella sede di Via Ferdinando di Savoia 1, lo scorso 3 maggio.

Ferma restando, sulla base delle evidenze ad oggi accettate dalla comunità scientifica, la posizione sulla non scientificità del metodo, si è convenuto di avviare una revisione sia delle modalità di esercizio – che, poiché parte da una diagnosi, deve comunque rimanere in capo al medico – sia della letteratura scientifica stessa.

La medicina è infatti un’arte complessa, che si basa sul rapporto medico- paziente.

La Fnomceo chiede rispetto per tutti i medici degli articoli del codice, e auspica che i toni del dibattito che si è ultimamente sviluppato, anche sui social network, intorno all’omeopatia vengano riportati nell’ambito di un confronto sereno e non degenerino in una ‘guerra di opinioni’ che contempla, come purtroppo è già avvenuto, persino insulti e minacce.

La Fnomceo sosterrà inoltre le Società Scientifiche di omeopatia nel chiedere all’Istituto Superiore di Sanità, ente deputato alla ricerca, ai controlli, all’elaborazione di norme tecniche, di aprire un Tavolo di confronto per la revisione della letteratura scientifica e delle evidenze disponibili in materia.

Ufficio Stampa Fnomceo

 

Che dire a questo punto….poche idee e confuse..

Una risposta e riflessione l’ha scritta il Prof Paolo Bellavite docente della Facoltà di Medicina presso l’Università di Verona che ha inviato una lettera aperta al dr. Anelli, presidente dell FNOMCEO.

Consiglio una attenta lettura.

DOTTORE, MA E’ VERO CHE?

Lettera aperta al Presidente FNOMCEO, dr. Filippo Anelli

Egregio Presidente, ho letto sul sito collegato con quello della FNOMCEO, alle pagine “Dottore ma è vero che?” un articolo del dr. Salvo Di Grazia intitolato “L’omeopatia ha effetti scientificamente dimostrati?”

Mi occupo di scientificità dell’omeopatia da circa 30 anni assieme ad altri docenti universitari italiani ed esteri ed ho avuto occasione di collaborare con la FNOMCEO proprio su tale argomento, svolgendo la relazione magistrale al convegno nazionale del 2002 a Terni sulle medicine non convenzionali. Il dr. Del Barone, in tale occasione mi inviò una lettera di particolari ringraziamenti e complimenti. Sotto la presidenza del dr. Fazzini, ho poi collaborato con l’Ordine provinciale di Verona nell’ambito dell’Osservatorio per le Medicine Complementari, iniziativa comune della facoltà di Medicina e dell’Ordine stesso.

Pertanto, spero mi sia consentito fare alcuni commenti sul testo del dr. Di Grazia, che viene presentato addirittura come un argomento “anti-bufale”. Vi ho rilevato delle notevoli inesattezze, per non dire degli errori madornali, che potrebbero indurre in errore i lettori che ivi cercassero una parola chiara e ben documentata su tale bicentenaria disciplina medica. Commenterò direttamente i punti del testo, il cui originale è riportato tra virgolette.

Scrive Di Grazia: “Cos’è l’omeopatia? L’omeopatia è una pratica inventata nell’Ottocento da un medico tedesco, Samuel Hahnemann, che sostiene si possa stimolare la forza vitale dell’organismo per raggiungere la guarigione dalle malattie. Questa pratica si basa sulla teoria dei simili (“il simile cura il simile”), secondo cui per curare un sintomo bisognerebbe assumere una sostanza che ne provochi uno affine (un bruciore si dovrebbe trattare con una sostanza che provoca ugualmente bruciore, come il peperoncino; l’insonnia, con una sostanza che provoca insonnia, come il caffè, e così via). Il secondo elemento su cui si basa l’omeopatia è la diluizione. Il principio attivo quindi viene diluito diverse volte in acqua o alcol e poi spruzzato su globuli di zucchero (o in soluzioni liquide). Per gli omeopati, anche se una sostanza non esiste più a livello chimico, l’acqua nella quale è diluita “ricorda”, per una sorta di “memoria” le caratteristiche di quella sostanza. Più la sostanza di partenza è diluita e più, sempre secondo le teorie alla base dell’omeopatia, sarebbe potente. Per attivare il preparato sarebbe infine necessario lo scuotimento, per decine di volte, del flacone che contiene la soluzione omeopatica (questa procedura si chiama “succussione” o “dinamizzazione”). La diluizione dei preparati omeopatici è talmente elevata (da poche diluizioni a centinaia o migliaia) da non avere più traccia del principio attivo di partenza nel prodotto finale. D’altronde, per legge, un prodotto per essere venduto come omeopatico non deve contenere più di un centesimo della più piccola dose utilizzata nelle medicine prescrivibili, e quindi, per legge, non può essere venduto un prodotto che contenga un dosaggio di principio attivo farmacologicamente efficace.”

Commento (PB): La teoria dei simili è qui ricordata in sommi capi, correttamente, senza però citare il fatto che ha origini nella medicina ippocratica e che tale principio farmacologico funziona in moltissime situazioni fisiopatologiche, allorché una sostanza con effetti patogeni viene diluita in modo che stimoli la reazione del corpo o della cellula. Il principio della similitudine è stato dimostrato valido persino dalla medicina “ufficiale” sia con la cosiddetta farmacologia paradossale (es. i beta-bloccanti che funzionano nello scompenso cardiaco), sia nell’immunologia (es. l’immunoterapia specifica delle allergie). Per quanto riguarda la diluizione/dinamizzazione, tutti sanno quanto sia facile ridicolizzare la famosa “acqua fresca” sulla base del senso comune. Purtroppo per i detrattori, non si tratta solo di una “teoria”, ma è sperimentalmente DIMOSTRATA da decine e decine di evidenze sperimentali di laboratorio e fisico-chimiche. Anche gli studenti del liceo sanno che quando una teoria (“omeopatia=acqua fresca”) cozza contro l’esperimento, la teoria va abbandonata e l’esperimento è la base di una nuova teoria. Tutto ciò si trova in letteratura. Ma, a prescindere dalla fiducia o meno nella scienza sperimentale galileiana (è possibile che un medico-blogger non sia ancora aggiornato), nel pezzo del Di Grazia è contenuta una grave FALSITA’ là dove sostiene che “un prodotto per essere venduto come omeopatico non deve contenere più di un centesimo della più piccola dose utilizzata nelle medicine prescrivibili e quindi, per legge, non può essere venduto un prodotto che contenga un dosaggio di principio attivo farmacologicamente efficace”. Tale concetto stravolge non solo la logica scientifica (il fatto che un prodotto sia diluito 100 volte più di un medicinale “prescrivibile” non significa che sia inefficace!) ma persino la lettera della legge,. Infatti, la legge sui medicinali omeopatici non dice affatto questo! Essa dice che i medicinali devono essere diluiti (questo si), ma non si pronuncia sulla dose del principio attivo e men che meno sulla sua efficacia. Esistono dei medicinali omeopatici, anzi sono la maggior parte di quelli sul mercato, che contengono dosi ponderali di principi attivi e che sono stati dosati precisamente. Ad esempio, noi abbiamo usato il Gelsemium sempervirens e l’Arnica montana, certo efficaci in modelli sperimentali di laboratorio alla diluizione/dinamizzazione 5CH; tali prodotti contengono miliardi di molecole di gelsemina o sesquiterpeni rispettivamente, i noti principi attivi delle piante. Il testo del Di Grazia da voi pubblicato non è aggiornato sulla letteratura ed è errato anche nella lettera della legge, quindi è gravemente fuorviante per i lettori e i colleghi.

Scrive Di Grazia: “L’omeopatia funziona? Sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica. Infatti, diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte). D’altra parte sarebbero numerose le testimonianze personali che riferiscono di successi terapeutici dovuti all’omeopatia, ma questi potrebbero essere facilmente spiegabili con l’effetto placebo, con il normale decorso della malattia o con l’aspettativa del paziente. L’effetto placebo è conosciuto da tempo, ha una base neurofisiologica nota e funziona anche su animali e bambini, ma il suo uso in terapia è eticamente discutibile e oggetto di dibattito. D’altra parte, i presunti meccanismi di funzionamento dell’omeopatia sono contrari alle leggi della fisica e della chimica. Anche l’annuncio di un ricercatore francese di aver scoperto una prova dell’esistenza della “memoria dell’acqua”, nel 1988, venne smentito da un esperimento di controllo, mentre i suoi risultati non sono mai più stati riprodotti da altri laboratori. Lo studio, pubblicato su un’importante rivista scientifica, fu quindi ritirato. L’uso dell’omeopatia è un’abitudine molto limitata e in continua diminuzione, rappresenta infatti meno dell’uno per cento dei prodotti venduti in farmacia in Italia.”

Commento (PB): Innanzitutto si deve rilevare un grave difetto metodologico: quando la domanda è se un farmaco, o un metodo clinico, funziona, la risposta non si deve spostare sul meccanismo d’azione ma deve concernere le PROVE CLINICHE. Di questo il Di Grazia non parla. L’annosa storia della “memoria dell’acqua”, qui reiteratamente presentata in modo falso e fuorviante (ignorando tutte le prove biologiche e fisico-chimiche a favore, pubblicate da decine di gruppi tra cui almeno quattro di università italiane: Verona, Bologna, Napoli, Firenze), non ha nulla a che fare con la questione dell’efficacia clinica del medicinale. Questo vale per tutta la farmacologia e spiace doverlo ricordare proprio a chi si è fatto paladino della “medicina basata su prove di efficacia” (EBM). Inoltre, anche se si parla del “placebo”, bisogna fornire la PROVA, non basta dire la propria (facile) opinione basata sul senso comune. Nessuno (ovviamente) esclude che vi possa essere un effetto placebo, come in tutte le terapie mediche. Ma l’omeopatia NON E’ SOLO PLACEBO. Di fatto, l’ipotesi del placebo è stata confutata da innumerevoli articoli e quello famoso del Lancet del 2005, dove si assimilava l’omeopatia al placebo, non conteneva affatto tale prova. La conclusione tanto reclamizzata è stata poi smentita tre volte da esperti di epidemiologia. Infine, non è affatto vero che lo studio del 1988 fu “ritirato”. Semplicemente non è vero. Non so cos’altro si potrebbe rispondere a tali errori storici e metodologici, se non che quando uno non conosce la storia, dovrebbe astenersi dal commentarla.

Scrive Di Grazia: “L’omeopatia è sicura? Essendo una terapia basata su sostanze in quantità infinitesimali o inesistenti non vi sono rischi di effetti collaterali o pericolosi, ma sono comunque riportati eventi avversi gravi dovuti a errori di fabbricazione o contaminazione. Curare con la sola omeopatia malattie serie può inoltre esporre a problemi ulteriori, anche gravi, perché può ritardare il ricorso a medicine efficaci e curative.”

Commento (PB): Questa opinione è, nella prima parte, sbagliata e pericolosa. Infatti, non essendo vero che i prodotti omeopatici contengono sempre dosi “infinitesimali” (anzi, la maggior parte dei prodotti omeopatici contiene dosi ponderali di sostanze), non è neppure vero che non possono esservi effetti collaterali. Ma pure i medicinali in alte diluizioni/dinamizzazioni, essendo (contrariamente a quanto sostiene il Di Grazia) farmacologicamente attivi possono creare problemi se mal prescritti e soprattutto se auto-prescritti per molto tempo. Certo che l’uso scriteriato dell’omeopatia può “ritardare il ricorso a medicine efficaci”, ma questo problema riguarda qualsiasi uso scriteriato di qualsiasi farmaco, compresi gli antibiotici dati in eccesso per malattie virali o gli antidolorifici dati per calmare la cefalea in caso di tumori del cervello.

Scrive Di Grazia: “Come comportarsi e quali limiti? In Italia l’omeopatia può essere praticata solo da medici chirurghi abilitati alla professione. Questa norma non intende attribuire una base scientifica a questa pratica, ma solo garantire da una parte il diritto alla libertà di scelta terapeutica da parte del cittadino e dall’altro un uso integrativo e limitato alla cura di disturbi poco gravi e autolimitanti, evitando il rischio di ritardare una diagnosi più seria o che il paziente stesso sia sottratto a cure di provata efficacia. In ogni caso, il medico deve specificare che il prodotto non agisce su basi scientificamente provate e raccogliere il consenso da parte del cittadino, secondo quanto prescritto dall’articolo 15 del Codice di Deontologia Medica.”

Commento: Un approccio prudenziale è ovviamente corretto, ma qui si nasconde un’ulteriore falsità, “invenzione” dell’autore. Dove risulta che il medico “deve specificare che il prodotto non agisce su basi scientificamente provate”? Di fatto tale idea del Di Grazia non c’è in alcun documento della Federazione, né nel codice deontologico. Il dr. Di Grazia, non sapendo o non volendo ammettere che le basi dell’omeopatia sono scientificamente provate, si inventa persino cosa dovrebbe specificare il medico nel richiedere il consenso informato. Un medico che “specificasse” tale assurdità sarebbe semplicemente folle e, allora si, colpevole di malapratica. Pare persino impossibile che nel sito della FNOMCEO si possa leggere una panzana del genere. Forse l’autore confonde la pratica della medicina con l’etichetta del medicinale, là dove sta scritto che esso è stato registrato senza le prove di efficacia convenzionali (nel caso della registrazione cosiddetta “semplificata”, prevista per legge). Il che non significa, comunque, che non sia efficace o non ci siano prove scientifiche delle sue basi teoriche. Se uno fosse minimamente documentato, saprebbe che la registrazione “semplificata” degli omeopatici (una delle due procedure possibili ed in corso attualmente presso AIFA) è una “deroga” prevista dalla normativa europea. Forse vale la pena ricordare che tale deroga, curiosamente, si applica anche alla registrazione dei… vaccini!

“Cosa dice la Legge?” e “Cosa dice il Codice Deontologico?” Questi capitoletti non necessitano di alcuna replica perché non fanno che riferire le normative vigenti, fortunatamente senza commenti del dr. Di Grazia.

In conclusione, l’idea di fornire informazioni accessibili e scientificamente corrette è sicuramente lodevole, purché non si tramuti in censura delle opinioni diverse e soppressione del dibattito in medicina. Per non essere “sepolti” dalle bufale è importante affidarsi a persone veramente esperte della materia.

Mi consenta di finire con una battuta. Avete scelto di affidare l’argomento non ai cultori della materia (omeopati, o ricercatori nel campo) ma ad un ginecologo, blogger ed esperto cacciatore di bufale. Potrebbe sembrare una buona idea, ma… attenzione ai “boomerang”: chi è tanto esperto a smascherare le bufale potrebbe essere altrettanto esperto a confezionarle.

 

 

 

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4 commenti su “I veri “ASINI RAGLIANTI” si sono infiltrati nella FNOMCEO?

  1. Mi sembra una disamina corretta sul tema concettuale della medicina e della responsabilità centrale del medico senza deleghe a questa o quella LLGG! E ciò vale per tutti i medici, attori centrali dell’atto medico e responsabili individualmente; in quanto entità giuridica, dell’atto medico. Cosa che invece non è rappresentato da questa o quella metodica medica o terapeutica che come sappiamo è anche variabile nel tempo! Va rivalutata senz’altro la vecchia centralità discriminante e responsabile del medico secondo scienza e coscienza. Se si analizza bene la questione tutti i censori ed i sostenitori di una medicina che rappresenta una delega continua a LLGG su semplice diagnosi nosografica di malattia sono sulla carta medici ma in realtà non praticano la professione. Teorizzano una “scienza” assoluta ed una figura di medico acritico, semplicemente prescrittore, di terapie che non tengono conto della individualità di ogni singolo malato, persona umana, e con la sua sensibilità reattiva. La medicina ha dignità di scienza solo se viene preceduta dall’osservazione del caso e non solo dall’esperimento come fece emergere Sydenam (XVII secolo) quando richiamò i medici alla dottrina Ippocratica nel momento del maggiore sviluppo delle Scienze dell’uomo. La medicina ha bisogno della scienza applicata dal medico e non viceversa: essendo una branca umanistica. Come argutamente fanno emergere Il Teodori ed il Bufano nella prefazione dei loro trattati di patologia parlando di “persone umani portatrici di malattia” nella loro esclusiva sofferenza!.

  2. Leggo che: “gli studi rintracciabili […] sulla banca dati medica PubMed che ne dimostrano la maggior efficacia rispetto al placebo” [dell’omeopatia] “sono pubblicati in numero significativo, anche su riviste scientifiche a medio e alto impatto, tanto che anche la prestigiosa Cohcrane Collaboration dedica un sito specifico dedicato a queste discipline”.
    Sono quindi andato a verificare cosa ci sia scritto sulle pagine della “prestigiosa Cochrane Collaboration”, e facendo una ricerca tramite la chiave “omeo*” ho trovato 8 articoli.
    TUTTI e 8 gli articoli concludono che NON esistono evidenze in merito all’efficacia oppure che sono necessarie ulteriori indagini che attualmente non risulta siano ancora state eseguite.
    Ho quindi pensato che prima di disturbare inutilmente, sarebbe stato opportuno andare a cercare anche su pubmed, cosa che ho fatto utilizzando le keyword “homeopathy efficacy”. Risultato: 393 articoli.
    Il motore di ricerca del sito propone i “best matches” in relazione alla chiave inserita e il primo di questi (Controlled clinical studies of homeopathy, PubMed ID 26678738, studio del 2015) suggerirebbe un’alta corrispondenza. Qui un passo avanti sembrerebbe fatto dal momento che le conclusioni indicano che “The question whether homeopathic intervention differs from placebo awaits decisive answer.”
    Ok, la domanda attende ancora risposta, che detto in altre parole, significa che evidenze circa l’efficacia ancora NON ce ne sono.
    Proseguiamo anche se 393 articoli per me che non sono un medico né un accademico, sembrano davvero troppi. Decido pertanto di consultarne una ventina a caso pensando che se davvero esiste un “significativo numero di pubblicazioni che dimostra la maggior efficacia dell’omeopatia rispetto al placebo”, come da Lei affermato, dovrei essere davvero sfortunato per non trovarne neppure uno.
    Purtroppo è quello che capita: NEPPURE UNO studio che afferma di aver riscontrato almeno un blando effetto. Alcuni studi indicano la necessità di ulteriori indagini mentre altri escludono effetti.
    Che sfiga, mi tocca consultarne altri 20 sperando che alla fine non mi tocchi leggermi tutte le 393 conclusioni.
    Nulla anche in questo caso, tutte le pubblicazioni indicano la necessità di indagini più accurate oppure non rilevano differenze tra omeopatia e placebo.
    Non sono accurato, me ne rendo conto. Mi fermo ad una 40ina di studi a fronte dei 393 che la ricerca mi ha proposto e, soprattutto, potrebbe essere che abbia usato una keyword sbagliata o non sufficientemente esaustiva.
    Quindi Le chiedo, dottore, potrebbe gentilmente indicarmi almeno uno studio (magari in doppio o triplo cieco) in cui sia dimostrato in maniera inequivocabile che l’omeopatia ha maggior efficacia rispetto al placebo?
    Grazie.

    1. Gentile Alessandro il suo tono mi pare evidentemente sarcastico e pregiudiziale. Se i suoi strumenti di indagine sono scarsi o similmente pregiudiziali a quelli del noto hater sponsorizzato Salvo Di Grazia non è un problema che mi riguarda. Del resto come dice Barbara Massaro la “pietanza favorita che consuma il bulimico hater è la bufala. Condividere bufale farcite di qualunquismo e luoghi comuni attiva il meccanismo dell’odio generalizzato verso le categorie “diverse”, oggetto dell’insulto dell’hater”.
      Se invece mi sbaglio è sufficiente cliccare sul sito della Federazione Italiana dei Medici Omeopatici FIAMO per trovare risposta a tutti i suoi quesiti (https://databaseomeopatia.alfatechint.com/).
      Se non bastasse può documentarsi su tutti i lavori scientifici che il governo svizzero ha commissionato prima di inserire l’omeopatia tra le medicine riconosciute e rimborsate dal servizio sanitario nazionale. Troverà che l’unico lavoro con esito negativo risultò essere la metanalisi di Shang pubblicato su Lancet nel 2005 (ormai rivelatosi un falso scientifico per tutti gli errori metodologici che sono stati riscontrati) ma tanto caro ai tristi detrattori.
      Inoltre se ha tempo da dedicare a questa sua appassionata ricerca può leggersi i miei precedenti articoli:L’inarrestabile avanzata dell’omeopatia , oppure trolling & homeopathy

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