I ragli dei leoncini da tastiera al Luna Park

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Premetto: ogni riferimento alla stupidità o ignoranza degli asini è assolutamente simbolico. Nel linguaggio comune è uso fare questo collegamento. Pertanto voglio chiarire che le mie metafore sono unicamente riferite a questo aspetto e non all’animale asino, ontologicamente parlando, verso il quale nutro grande rispetto e tenera simpatia.

Scena prima

Periferia felliniana di grande città . In un grande spiazzo disadorno antistante le grandi moderne costruzioni è stato allestito un Luna Park. Il film è in bianco e nero. Grandi e piccini si aggirano tra le giostre e i baracconi ammirando lo sfavillio delle luminarie. Un gruppetto di tre bambini con una signora vestita in uniforme da governante d’altri tempi è appena uscita dalla giostra degli specchi deformanti e si sta dirigendo verso un nuovo baraccone del tiro a segno aperto da poco al Luna Park.

Scena seconda

I bambini sono raggianti e spensierati nella loro festante felicità. Il primo si chiama Roberto, ma confidenzialmente lo chiamano Bubu. E’ un po’ grassottello, le guance rubiconde e due occhioni spalancati al mondo, ha i pantaloni corti di flanella grigia con le bretelle e le ginocchia un po’ sbucciate. La sua governante, la signorina Rottermeier , tedesca rigida e lievemente marziale nei comportamenti, se lo tiene vicino alla gonna. Quando si sbuccia le ginocchia lo insegue sempre per medicarlo subito per paura che si possa infettare con qualche virus. E’ un bambino un po’ mammone e insicuro, ha un comportamente ubbidiente e remissivo ma in presenza degli adulti, quando si sente spalleggiato dal padre, un importante manager di una multinazionale che produce vaccini, tende a fare un po’ lo sbruffoncello e l’arrogante con i suoi coetanei tanto che qualcuno lo chiama Sburione.

Il secondo bambino è un poco più piccolo, si chiama Salvatore, Salvo per gli amici, ed è soprannominato Disgrazia per le sue uscite spesso infelici e sempre ripetitive. Nel gruppetto è accettato ob torto collo perchè il suo papà è un importante ginecologo e per questo, anche se non sprizza simpatia e porta anche un po’ sfortuna, lo coinvolgono sempre nelle uscite di gruppo. L’ultimo decisamente più piccolo si chiama Gianluca ma tutti lo chiamano Doti perchè gioca sempre a fare dottore giornalista scientifico. Suo padre, il sig. Wired, che dirige una testata giornalistica contro le fake news lo ha messo a giocare nel suo ufficio e gli fa scrivere articoletti divertenti su commissione. “Se parli male degli omeopati ti compro un gelato” gli sussurra spesso e lui subito si impegna al massimo per avere il premio. Non sa cosa sia l’omeopatia ma poco importa a lui interessa il cornetto, il suo preferito a cui non sa resistere.

Scena terza

La signorina Rottenmaier tenendo per mano i tre pargoli si avvicina ad baraccone del tiro a segno appena giunto in città: sull’alzata frontale della costruzione troneggia una grande scritta: SPARA ALL’OMEOPATIA. PROVA ANCHE TU. RICCHI PREMI. Si appoggia al bancone e paga il biglietto per qualche tiro. Prende il fucile che l’addetto le porge e si china verso Bubu che sta cominciando a frignare perchè vuole essere il primo a provare essendo il più grande. Il piccolo Roberto imbraccia l’arma ma è un po’ intimorito perchè vede là in fondo la figura di un omeopata intento a somministrare acqua fresca ad un paziente. Allora la Rottenmaier gli sussurra nell’orecchio per rassicurarlo: “Robertino non ti preoccupare, è solo una sagoma, una figura, un omeopata disegnato, non ti faremo mai incontrare un vero omeopata perchè ti potrebbe sbugiardare e fare brutta figura davanti a tutti e noi non lo permetteremo mai, povero Robertino. Anche se in futuro ti capitasse di scrivere un libro contro l’omeopatia ti faremo sempre fare la campagna pubblicitaria senza mai incontrarne uno. Anche se te la prendessi con i pediatri italiani perchè uno su tre prescrive farmaci omeopatici per non danneggiare troppo i bambini con effetti iatrogeni ti proteggeremo sempre anche dalle eventuali denunce. Dietro alle tue spalle c’è babbo, che sai, può tanto. Tutto ti sarà facile. Non avrai mai contraddittorio in televisione. Sui giornali scriveremo solo la tua versione dei fatti e gli omeopati non saranno mai presi in considerazione. Non aver paura la vittoria ti sarà semplice. Sarà come sparare in un tiro a segno come adesso. Prendi bene la mira adesso tanto nessuno ti disturba, allènati.

Scena quarta

Mentre Bubu sta provando a impallinare la sagoma dell’omeopata, il più piccolo Gianluchino prende un lembo della gonna della governante e lo tira per chiamarla, poi le allunga un foglietto scritto. Le dice “signorina il mio papà è triste , allora gli ho scritto questo articoletto”. La Rottenmaier dopo essersi chinata per prenderlo in braccio legge con lui il breve testo sul foglietto: fa riferimento al fatto che al Senato della repubblica si sia discusso sulle possibili integrazione della medicina omeopatica e che la Regione Toscana abbia stanziato centinaia di migliaia di euro per la ricerca in omeopatia distraendoli da investimenti in cure sicure e riconosciute. E come tutto ciò possa essere un danno per la scienza.

Bravo Gianluca, dice la donna, ti preoccupi del papà e del tuo futuro ma è tutta farina del tuo sacco ciò che hai scritto? Gianluchino, che solitamente sa mentire con grande enfasi, infatti da grande vuole fare lo scientista-pseudoscienziato, questa volta si sente messo in un angolo e singhizzando ammette che il testo lo ha copiato da Disgrazia, il quale dopo aver ascoltato tutto il dialogo, ora si pavoneggia tutto impettito.

La signorina Rottenmaier lo sa, frequentano tutti e tre una scuola privata molto costosa dove ci si specializza in omeofobia e dove si apprende a realizzare fake news ben mimetizzate e tante metafore per buttare fumo negli occhi alla popolazione disinformata. Il principale obiettivo dei corsi infatti è screditare l’omeopatia. Questa scuola è finanziata da un pool di multinazionali del farmaco che non amano la deriva della crescita dell’omeopatia e allora alleva e prepara i suoi piccoli soldatini ubbidienti e affidabili.

Li sceglie con un filtro molto rigido. Il titolo preferenziale è appartenere a famiglie coinvolte del businnes del farmaco e poi devono avere dei requisiti determinanti: il primo essere incorruttibili perchè, come declama il teorema di Upton Sinclaire, è impossibile far capire una cosa ad una persona il cui stipendio deriva dal fatto di non capirla.

Secondo elemento determinante (sostiene un famoso terrorista omeopata datosi da tempo alla macchia) è avere la flessibilità di un sanpietrino (nota pietra di forma cubica impiegata per le pavimentazionei stradali) altrimenti si inficerebbe il traguardo: diventare dei perfetti scientisti pregiudiziali, pseudoscienziati professionisti.

Una delle materie più importanti del corso di omeofobia è realizzare e gestire dei blog debunker. Un debunker, dice Wikipedia, è uno sbufalatore, demistificatore o disingannatore.

Bubu e Salvo sono molto bravi, ne hanno già realizzati diversi e hanno fatto rete anche con altri bambini di altre classi e si passano i foglietti con le notizie che la maestra del corso dice loro di scrivere. Sono dei piccoli leoni della tastiera. Rispondo aggressivi e spocchiosi a tutti coloro che non sono allineati al pensiero della scuola. Hanno imparato dal nonno Garattini, importante docente della scuola, a non mollare mai neppure di fronte all’evidenza più schiacciante. Il nonno cita sempre la trasmissione televisiva in cui il conduttore gli dimostrò come la patologia cronica di sua moglie fosse regredita con l’omeopatia con tanto di dimostrazione ecografica e lui, impassibile, rispose che si erano sicuramente sbagliati, chiosò “avranno scambiato per errore l’ecografia”. Un vero asso del “poker face”.

Ovviamente, a scuola, l’omeopatia non viene mai insegnata perchè potrebbe inficiare il risultato del corso. Qualcuno potrebbe accorgersi del raggiro e non essere più così convinto. Infatti qualsiasi notizia veritiera sull’omeopatia viene rigorosamente sottaciuta.

Un’altra materia del corso è quella che viene definita “esegesi della metafora”. Anche qui Bubu ha bei voti. Ha capito che senza argomenti non si può far altro che inventare il modo per riempire libri e talk show televisivi. Qualche volta fa qualche scivolone, come quando ha sostenuto che Babbo Natale non esiste e tutti i suoi compagni lo hanno deriso e preso in giro.

Quinta e ultima scena

Mentre Robertino, a cui, nel frattempo, si è affiancato anche Salvo con un suo fucile, continua a sparare alla sagoma dell’omeopata, la signorina Rottenmaier, tenendo in braccio il piccolo Doti, fantastica di questo gruppo di suoi pargoli. Sa che potrebbe insinuare qualche dubbio nel loro granitico pensiero e far capire che la vera scienza è un’altra cosa, è una condizione aperta alla riflessione, al cambiamento e soprattutto alle domande e che la diversità può essere una risorsa; ma poi sconsolata, conoscendoli bene ripensa ad un detto che una sua parente italiana le diceva sempre da piccola, che a lavar la testa agli asini si spreca tempo e sapone.

Il suo sguardo quindi si sfocò lontano nella nebbia del pomeriggio autunnale.

PS. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti, a persone o animali è puramente casuale, Rasputin docet.

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